Concorso di merito e colpa

Hume, Kant, Schopenhauer: il così appellato Libero Arbitrio è stato “tirato” nelle più svariate direzioni del pensiero.

Noi fotografi riteniamo agire di nostra volontà e consapevolezza, almeno se ci focalizziamo sulla fase dell’intenzione.

Poi però sul campo accadono cose imprevedute.

L’immagine a corredo di questo brano consiste di mio screenshot tratto da un filmato realizzato dall’eccellente Staff di Pixel Village, una compagine indiana che si occupa di fotografia e videografia.

Nell’occasione il titolare del relativo canale YouTube aveva affidato una Fujifilm X-a7 ad una vlogger.

Durante il trasferimento verso il sito delle riprese, la vlogger prende confidenza con la modalità selfie del dispositivo.

D’un tratto – si tratta di non più d’un secondo di permanenza nell’inquadratura – compare uno scooter guidato da una donna velata, che ne trasporta un’altra priva di copricapo.

È conscia la brava vlogger di quanto stava accadendo al di fuori dell’abitacolo?

Essendo anche impegnata nella conversazione vocale, è lecito presumere di no.

Ma l’immagine è sublime.

Spaventosamente potente sotto il profilo sociostorico.

Abbiamo la donna emancipata, che veste all’occidentale – per nulla un pregio in sé, quest’ultimo, ma indirettamente attesta una libertà di scelta – e svolge pubblicamente un compito reputato valevole e di prevalente appannaggio maschile.

Indi abbiamo la pilota, anch’essa dedita ad attività considerata di tipica vocazione maschile.

Infine, la passeggera su due ruote. Potremmo incrociare due dati opposti di progresso/regresso rispetto alla guidatrice (viso visibile ma condizione subordinata versus viso celato ma ruolo traente), se non temessimo i ceronettiani strali su questi avvitamenti mentali.

Assai più rilevante è: l’esito complessivo di questa immagine è il frutto di una vertiginosa disomogeneità d’apporti.

Chi brandisce la fotocamera è concentrata sull’approntamento del proprio contenuto audiovisivo, s’avvede o no dell’esterno sfrecciare, che in ogni caso configura un evento non predeterminato e non previsto.

Che sfugge al controllo, inoltre.

L’ottima vlogger non poteva evitare che l’intrusione avvenisse; potrà solo in seguito accettarne l’essersi verificato, se gradito, o eliderlo, ma a prezzo di dover ripetere l’intera sequenza.

Ulteriore elemento alieno dal primigenio artefice: la realizzazione nasce come flusso; la cristallizzazione dell’attimo non è consustanziale alla progressione, e in questo frangente l’operazione è avvenuta per mano terza.

Ecco, la Fotografia.

Un paiolo di rame entro cui non vi è la tradizionale polenta.

Troppo compatta, uniforme, prevedibile, questa.

No, in Fotografia formidabili forze endogene ed esogene convivono e collidono in una vibrante, estenuata sintesi.

 

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Claudio Trezzani.

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