Collocazione, movimento, estinzione

Noi fotografi possiamo collocare oggetti senza spostarli?

La risposta è sì.

Nel senso che girandoci attorno siamo in grado di mutare la loro reciproca relazione nello spazio.

Delle tre fotografie a corredo di questo brano, quella con le due boe gialle in acqua.

Questa è una versione, ma ne ho realizzate di ulteriori ove esse si trovano dalla parte opposta rispetto al palo.

Oppure da esso divise.

Seconda fotografia.

Stesso tronco, altro sfondo.

Ora si scorge un palo rosso confitto in acqua, al limite dell’evanescenza.

Quello stesso palo che è protagonista della terza immagine allegata a questo articolo.

Siamo andati di fretta, ora ci giova rallentare.

Perché vista la collocazione, ci resta da sviscerare movimento ed estinzione.

In acqua vi sono boe e pali.

Le prime oscillano, i secondi no.

Se vogliamo rendere l’acqua setosa, acciocché non fornisca indesideratamente materiale leggibile che depotenzi

i soggetti che attornia, dobbiamo ricorrere ad un prolungato tempo d’otturazione. Così però le boe risulteranno mosse.

Ma nella seconda fotografia assistiamo ad una soluzione intermedia: l’estrema compressione dei piani conduce

lo sfondo – provvisto di palo in acqua – verso una marcata sfocatura. In questo modo potremo ammorbidire la leggibilità – diminuire la percezione fine di ciò che non ci interessa – senza dover ricorrere alla lunga esposizione.

Un’altra cosa, ora.

Riportiamo nitido il palo rosso.

Esso troneggia isolato nel lago.

Peccato che non è vero.

Perché avrei potuto – me ne sono astenuto per non eccedere in esempi – mostrarvi un cospicuo numero di fotografie nelle quali il palo rosso è vicino, molto vicino, meno vicino, da una parte, da un’altra, o sovrapposto rispetto ad palo verde.

Che era lì, anche se la terza fotografia non ce lo svela.

Tutto ciò si iscrive in un tema che ho già trattato da diverse angolazioni.

È la facoltà data ai fotografi di instillare grumi di astrazione in scenari non manipolati.

Non manipolati,  nel senso che nulla è stato operato in postproduzione per alterare ciò che componeva la scena.

Nei casi qui trattati abbiamo fatto ricorso a mezzi comuni alla riproduzione umana o da essa alieni.

Anche nella visione ad occhio nudo possiamo girare attorno agli elementi.

A differenza dell’inquadratura fotografica, però, rimaniamo sempre conosci del contenuto complessivo.

Con la ritrazione fotografica, poi, disponiamo di tre elementi di differenziazione estranei all’esperienza umana: possiamo selettivamente sfuocare, generare mosso, e comprimere i piani.

In sintesi, disponiamo di più modi per variare interne articolazioni.

La Fotografia, dunque, reca in sè il potere di esprimere il carattere composito del reale con peculiare e vigorosa polisemanticità.

 

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Claudio Trezzani

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