Secondo Voi cosa rappresenta la fotografia a corredo di questo brano?
Una fuel cell polimerica?
Un calorifero in miniatura?
Il telecomando di un televisore?
No, è un supporto per registrazione di filmati ad alta qualità.
Ove per “alta qualità” non s’intendono pixels o degni obiettivi.
No, è una questione di trasmissione dei dati.
Trasmissione di “tutti” i dati, non fosse il virgolettato grossolanamente approssimativo.
Sapete, io scatto sempre in formato grezzo, con le fotocamere.
Sì, mai in jpg.
Eppure, nel comparto video debbo giocoforza accontentarmi di formati pesantemente compressi.
Ovvero limitati, travisati nel loro contenuto possibile.
Oh, non che non esista un leggero tasso di compressione anche nel RAW, con il DNG tendenzialmente inferiore ai migliori formati “crudi” “nativi” di ciascun marchio.
Con le immagini in movimento, invece la situazione è tuttora disperante.
Con i droni, ancora più drammatica.
E qui entrano in campo gli sprovveduti, in ambito dronuale.
Essi esultano ogniqualvolta viene introdotto od aggiunto un nuovo tipo di profilo “flat” da applicare al videografico girato.
D-Log ; D-Log M ; HLG, quel tipo d’illusoria panacea lì.
Sì, illusoria panacea.
In teoria è cosa buona e giusta disporre di configurazioni non estremizzate nel contrasto e nelle cromie.
Meglio di un profilo “standard”, che nel tentativo di ottenere un risultato “definitivo” ipso facto riduce la gamma dinamica.
Il vero problema, epperò, è avere del materiale buono ove trarre.
E “buono” significa esteso nel contenuto.
Inutile insistere su di una formica quando si potrebbe disporre di un elefante, ed insomma.
Ed è il RAW, l’elefante.
RAW videografico, intendo.
Esiste, esso?
E’ giunto il momento di riparlare della fotografia allegata.
Nella notte dei tempi – ma in quantità limitata è ancora acquistabile – la ditta di droni DJI mise in commercio quel tubo lì, per il suo modello Inspire.
Al prezzo di mille euro – e toccava pure sbloccare la relativa licenza – si poteva registrare in Cinema DNG e in Pro Res Raw.
Si metteva dentro quel tubo lì, anzichè la microschedina.
Oddio, non è proprio un vero RAW, il Pro Res.
Non ancora paragonabile al RAW fotografico per preservazione dei dati originali, intendo.
Almeno, epperò, si arriva al rapporto di sottocrominanza 4 : 2 : 2.
Trascorso tempo, il Prores è stato reso attingibile anche su piccola scheda, in altri modelli.
Con il varo del DJI Mavic 4 assistiamo all’introduzione – condizionata da limitazione nelle sue versioni – del codec ALL-I, con compressione effettuata su ogni singolo fotogramma, che al di fuori del mondo aereo è una vecchia conoscenza.
Per efficacia, qualcosa di paragonabile al summentovato Pro Res, con la relativa controindicazione – sopportabile, se si vuole fare sul serio – di una occupazione di spazio ancora superiore (fino a1200 Mb al secondo).
Elefante meglio di formica, dicevo.
Preferibile avere tanta roba trattabile piuttosto che poca roba intrattabile, direbbe il bravissimo trombettista/comico Massimo
Catalano alla corte di Re Arbore.
Eppure, molti ancora non capiscono.
Sapete, anni fa nel blog di un noto dronista youtuber – lui molto bravo, peraltro – ove ero stato invitato a scrivere un articolo su questo argomento venni insensatamente attaccato da uno studente universitario che proprio non la capiva, questa cosa qui.
Per lui la panacea era il profilo, non il codec.
Siti mal frequentati, sta al conduttore moderarli.
Perché feticci è bene siano smascherati come tali, invece che adorati.
Il Feticcio Profilo versus Il Cenerentolo Codec, intendo.
Con obiettivo conoscenza al servizio della qualità.
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Claudio Trezzani
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