Dove si prendono le distorsioni?

Contrattivamente, cadendo.

Ambientalmente, in seguito a terremoti.

Costruttivamente, vi sono architetti – anche praeclari – disposti alla bisogna.

E in Fotografia?

Beh, lì sono cose che nascono nel grembo materno, per combinato disposto di geni.

Quanto a case, abbiamo Giacomo Balla, Umberto Boccioni, e – di una generazione successiva – il geniale Angelo Palazzini.

Ecco, geniale, geni.

Siamo tornati nel grembo materno.

Di un ulteriore grembo materno nella famiglia Tadini: dopo Emilio, Francesco.

Già, Emilio.

Se volete conoscere davvero Emilio, c’è Melina.

Sì, Melina Scalise, ecco qui un suo eccellente articolo sul soggetto, apparso nella prestigiosa rivista Globus.

Emilio, lo vedete, una delle case – oltre che distorcerla – la foggia a libro.

Così appalesando altra faccia del poliedro che Emilio è.

Già, scrivere.

Sapete, è come Luigi Veronelli: se uno eccelle in una cosa – Luigi, interpretare il cibo – poi va a finire che anche scrive.

Luigi con sapidi accenti gaddiani, peraltro.

Chiusa la pagina del summentovato libro, ora.

Restano le distorsioni.

Anche il figlio d’Emilio è un poliedro.

Suo ulteriore geometrico lato è anche quella di regista, sia in palco che su schermo.

E le distorsioni applicate a case?

Ci sono, ci sono.

Ma perché tutta ‘sta gente – Giacomo, Umberto, Angelo, Emilio, Francesco – sì spudoratamente tradisce il reale?

Sapete, io ho sempre asserito essere imperativo categorico non adagiarsi sull’esistente.

Un imperativo categorico di furiosa kantianità.

Guai sdraiarsi là, ove c’è l’esistente.

Va plasmato, l’esistente.

Piegato ai propri voleri, l’esistente.

Ma se l’azione è violenta, il pensiero è dolce.

Perché nasce da un sogno che ha per motore il desiderio, questa attitudine qui.

 

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Claudio Trezzani

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2 COMMENTS

  1. e la cosa più interessante caro Claudio, leggendo il tuo abitualmente interessante, istruttivo e stimolate articolo, è che l’amico Francesco riesce dove altri, se non i pittori e quindi creatori di un pensiero visivo dal nulla, non sono ancora, a mia memoria, arrivati; usare la fotografia, che per sua natura parte dalla presenza fisica nel luogo sia dell’autore sia del soggetto, a ” trasfigurarne ” la sostanza facendola cambiare di senso , prospettiva e soprattutto ” realtà “.

    • eccellente questo Tuo ispirato pensiero su Francesco, carissimo, hai avuto modo di comunicarglielo?

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