Altalenante comparazione

In precedenza mi ero più volte diffuso sulle diversità di esito allorquando si approccia un soggetto fotografico con una fotocamera “terrestre” oppure con un drone

In particolare, nell’articolo “La stanza del vescovo” avevo sottolineato come taluni oggetti di ritrazione sovente costringono l’utilizzatore terrestre a rinunciare, a meno di non accontentarsi di risultati mediocri.

Ciò essenzialmente ha a che fare con la capacità del drone di accedere alla posizione ideale.

Per converso, quando alla fotocamera terrestre è dato favorevolmente posizionarsi, spesso emerge la sua superiorità prestazionale.

Nel caso illustrato dalle due fotografie a corredo di questo brano si vede una torre ripresa dal drone, e la stessa con una fotocamera dotata di obiettivo di focale medio-lunga.

È subito evidente la maggiore correttezza prospettica di quest’ultima immagine, dal momento che lo scatto dronuale – effettuato con obiettivo forzatamente (non è intercambiabile) grandangolare – soffre palesemente di distorsioni non appena lo sguardo indugi all’esterno del centro esatto (torretta interna sommitale) dell’inquadratura.

Vi è però da osservare che la circostanza che ha permesso di fotografare in posizione elevata anche con una fotocamera terrestre è del tutto eccezionale e rara: c’era una stretta terrazza di ferro appositamente edificata per rimirare il manufatto.

Anche così però l’orientamento della terrazza non coincideva perfettamente con il lato ritratto della torre, generando una sgradevole disomogeneità.

Dunque il problema, in termini generali, è sempre quello: l’ideale sarebbe poter disporre del meglio dei due mondi: l’ …ubiquità del drone e l’intercambiabilità delle lenti di una fotocamera.

Tale facoltà esiste già, ma a prezzi che esulano da una ampia accessibilità, essendo necessario stanziare una cifra a otto zeri per un drone che permetta di montare una molteplicità di obiettivi.

 

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