Alla ricerca della qualità perduta

Parafrasando Proust, potremmo dire:

à la recherche de la qualité perdue.

Gli albori del Novecento furono periodo di intenso fermento intellettuale, e la celeberrima opera del francese è un mirabile esempio di scavo entro e fuori di sè.

Vi è oggi un pari anelito sondativo verso l’introspezione, il desiderio di addentrarsi in una dimensione speculativa?

La quale, a dispetto dell’accezione filosofica, poggia saldamente nella realtà “corrente”.

Perché esserne speculativi significa rendersi ragione delle cose.

Il che implica di “non fermarsi a”.

Non fermarsi all’esistente, tendere al meglio possibile.

Ed invece, vedo troppi giovani adagiati, oggi.

L’esempio della fotografia a corredo di questo brano permette di procedere con l’analisi.

Come si vede l’illustrazione – che è un fermo/immagine di un filmato – rappresenta una intervista in itinere ad Al Pacino.

È prodotta dall’americana NBC, il che significa larghi mezzi.

Ed infatti l’automobile era preceduta da un furgone, entro il quale vi erano due tecnici circondati da un profluvio di apparecchiature video ed audio.

Allora perché l’immagine presenta l’indesiderata – e inappropriata – distorsione fish eye?

Oh, non che la NBC abbia lesinato i mezzi anche vicino ai soggetti: sull’automobile erano installate ben quattro videocamere.

Ma erano tutte action cameras, munite di grandangoli non rettilineari.

Sapete, assisto sempre con disgusto a recensori di automobili che dissertano delle loro “linee” mostrandocele con action cameras che le rendono “archi”.

In questi casi, però, siamo nell’ambito di una prepotente irruzione di dilettantismo nell’editoria di bassa lega.

Qua, invece, ci troviamo di fronte ad un a delle maggiori reti televisive del mondo, ed in un contesto che ha consentito meditata pianificazione.

Che dire allora se anche una primaria azienda che ha il visuale come core business cede così miserevolmente alla sciatteria?

Ai giovani sembra andare bene così.

Sono gli stessi che ascoltano la musica in monoauricolare, il quale diffonde materiale orrendamente straziato dalla compressione MP3.

Vi ricordate i tempi degli impianti di riproduzione audio “esoterici”? Un altro pianeta, anche se lo stato generale della tecnologia era arretrato rispetto ad oggi.

Ecco, in certa misura si registrava allora una aspirazione comune alla qualità.

Il fenomeno – la retrocessione, intendo – è pericoloso.

Esso si iscrive in quello che si può definire un “prematuro disincanto”: i giovani vedono scarse prospettive all’orizzonte, e limitano anche la prospezione in sè.

Ne deriva l’abbandono: non si cerca più.

Immagini distorte? Non ci importa.

Musica appiattita? Idem.

E di questo passo: non interessarsi a quanto accade, non curarsi di sè.

À la recherche de la qualité perdue, allora, diviene un imperativo morale, non fruitivo.

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Claudio Trezzani

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