Al di sopra del calore.

L’inversione tonale.

Zone luminose rappresentate in scuro e viceversa.

E’ l’esperienza di milioni di fotografi ogniqualvolta accostano l’occhio ad un negativo.

Poi c’è la postproduzione.

Esperimenti sovente inverecondi, ma talora non privi di smagliante suggestione.

Un momento, però.

Siamo davvero certi che l’unico modo di realizzare sistemi visivamente relazionali in fotografia sia quello di giostrare con toni e colori?

No, non è così.

Benvenuti nel mondo dei sensori termici.

Sconcertati?

E’ appropriato lo siate.

Perchè quelle immagini lì variamente chiazzate siamo adusi associarle a fini meramente e spiccatamente utilitaristici, anni luce distanti dall’esperienza artistica.

Roba da videosorveglianza dinamica, diciamo.

Quando un elicottero stana un fuggitivo che si rintana sotto un albero, diciamo.

Ecco appunto, un elicottero.

L’etimologia greca ci dice che ha una cosa che gira e ha pure un’ala.

O anche no.

Sì, i droni.

Volano, girano, spesso senza ala.

E cominciano avere sensori termici.

Principiano esserne dotati anche su modelli non professionali, in alcuni casi con il dono dell’intercambiabilità.

Sì, ed allora?

Allora è tutto un terreno da esplorare con finalità linguistiche e sconfinate potenzialità espressive.

Dico sul serio, a partire dall’immagine a corredo di questo brano.

Nulla c’importa sapere che si sta cercando un rapinatore nascosto tra capannoni, qui.

Piuttosto, osservate i diversi cofani delle vetture.

Bianchi, neri, o screziati.

Screziati?

E’ tutta qui la bellezza.

Di nuovo, non sto scherzando.

Il cofano screziato è di quei mezzi che sono lì da un tempo intermedio rispetto agli altri.

Non prolungato, sennò sarebbero bianchi.

Non breve, altrimenti sarebbero neri.

Variamente screziato perchè non tutte le parti del sottostante motore si raffreddano con eguale rapidità.

Capite le enormi opportunità artistiche?

Giostrare con il calore come con le venature di un marmo, o le tessiture di un arazzo.

Eppoi, la faccenda concettuale, vertiginosa: in una sola fotografia sono mostrati simultaneamente più tempi.

Oggetti parimenti ed inespressivamente immoti, ma nello stesso istante ne conosciamo lo stato precedente.

Una sublime antergazione non contabile.

Pensateci, pensiamoci.

Un sensore termico su di una reflex, un nuovo mondo s’appalesa.

 

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Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/claudiotrezzani

 

 

 

 

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