Al di là delle colline

Colline, ondulazioni, gobbe.

Sempre onde, graficamente parlando.

L’eccellente fotografo Antonio Mazza ha principiato adottare un drone anche per taluni filmati illustrativi d’architettura d’interni.

Scelta stravagante?

Tutt’altro.

Vedete la fotografia a corredo di questo brano?

Impressionante, nevvero?

Ma anche così la battaglia contro la deambulazione costituisce arduo cimento.

I gimbal stabilizzano, e lo fanno assai bene.

Ma camminare comporta variazioni d’altezza.

Che non è desiderabile, in una ripresa dinamica.

Perché la camera non deve rivelare chi l’aziona.

Il drone, ora.

Non che non si muova, per aria.

Il vento lo può anche strizzare per bene.

Ma l’andamento non è sinosuidale.

Lo vediamo agitarsi, ma ciò non trapela poi nel filmato.

Il che non gli riesce di fare nei così appellati hyperlapses.

Specchietto per le allodole ad uso di sprovveduti, torno qui volentieri a definire.

In un lasso di tempo non istantaneo, il drone sì che si discosta ortogonalmente dal percorso, e i singoli fotogrammi assemblati in un flusso lo rivelano impietosamente.

Alta frequenza, altra sfida.

Quiui accade che un dispositivo stabilizzato riesca a venirne a capo egregiamente.

Siamo arrivati al frammento di filmato allegato a questo articolo.

Per agilità di consultazione on line, lo spezzone è inverecondamente brutalizzato dalla compressione.

Ma l’originale è perfettamente nitido e stabile.

Ove risiede la particolarità, allora?

Osservate, se v’aggrada, il margine mediano sinistro dell’inquadratura.

Ora potete rendervi conto che è in corso una furiosa battaglia, lì.

Il dispositivo artefice del filmato – il Dji Pocket 2, camera meccanicamente stabilizzata in guisa pluriassiale – è incertamente abbinato ad un supporto per telefonino, che furiosamente vibra.

Eppure, il filmato non ne reca traccia.

Quali conclusioni trarre?

Come dicevo, la ritrazione non deve – salvo circostanze in cui la cosa è voluta – disvelare chi se ne sta incaricando.

Ma costui – o costei – esiste.

E giova applichi il suo apporto personale nel discernere di volta in volta quale accorgimento adottare.

Il movimento proprio è un animale insidioso: irrinunciabile è apprendere cosa serva a cosa, nella variegata casistica in proposito.

 

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Claudio Trezzani

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