Accessibilità & Valutazione

Scena prima: persona  possiede televisore, esso sta irradiando sceneggiato improntato all’osservanza del galateo.

Se la persona è maschio, non lo guarderà; se femmina, sì.

Ovviamente sto celiando nel descrivere tale manichea contrapposizione.

Ma intendo significare: il rozzo può non desiderare affinare il proprio atteggiamento; il non rozzo – il genere femminile appare maggiormente proclive a questa qualità – coglierà l’occasione per tesaurizzare ciò che promette ulteriore miglioramento.

Scena seconda, c’entra ancora il televisore.

Vittorio Sgarbi dice a Fabio Fazio che la collana I Maestri Del Colore (Fratelli Fabbri Editori) ha rappresentato molto in tema di divulgazione d’artistiche iconografie.

Io ne detengo completa collezione, eppure sono ancora rozzo.

Ma le cose sedimentano anche nella mente degli idioti (e io lo sono nella brutale accezione latina del termine, non nel primigenia etimologia greca).

Il che ha comportato che mi sono cimentato con Antonello da Messina prima che Sgarbi lo accostasse – screenshot da RAI 1 allegato – ai tagli di Lucio Fontana.

Scena terza, è l’ultima.

I siti fotografici di divulgazione per immagini.

Ho chiesto ad un chimico ed a un fisico, mi hanno spiegato che essi si dividono in due categorie:
quelli di plastica e quelli di carne.

Quelli di plastica sono caratterizzati dall’essere adagiati sul Becero Esistente.

Esprimono eccioè passiva aderenza ad una Calligrafia Degenere.

Lo fanno nel ricalcare frustri canoni, sorta d’opportunistica appropriazione di istanze dimostratesi catalizzanti l’attenzione dei più.

Quelli di carne, incarnano.

Incarnano personali moti, elaborazioni, intenti.

Illusione d’indipendenza che si nutre di studio e genuino impegno, eddunque.

Come comportarsi rispetto a questa dicotomia?

Io un metodo ce l’ho.

Per quelli di plastica mi riservo due scelte:

  • non guardarli
  • guardarli solo nella sezione iperselezionata, senza magari trovar qualcosa che vibra neppure lì.

Per quelli di carne seguo il percorso opposto:
mi mantengo lontano dalla summentovata sezione iperselezionata, volgendomi invece a ciò che comunemente viene appellato “common feed”.

La proposizione indifferenziata nel sito, pertanto.

Ciò reca due conseguenze:

  • non mi faccio influenzare da altrui optazioni
  • pesco comunque in terreni fertili, mai si potesse gettare ami in campi coltivati.

Sapete, non è poi così diverso dalla gastronomia: io per esempio vigorosamente discrimino tra acque minerali, e amo o depreco singole fogge di cucchiai nel degustare uno stesso gelato.

 

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Claudio Trezzani

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