A nudo e nonae

“La gente è il più grande spettacolo del mondo.

E non si paga il biglietto”.

Lo ha detto Charles Bukowski.

Ed è cosa che vivo – decine di migliaia d’istantanee effettuate – con grata commozione.

Ma un fervoroso trasporto verso la palpitante umanità è compatibile con il concetto di commistione?

Le due fotografie a corredo di questo brano testimoniano il felice esito dell’equazione.

Quella di Juan Carlos Michilerio si giova della sovrapposizione di una membrana.

Non importa sapere da cosa sia costituita.

Conta piuttosto tuffarsi nell’organica organicità, se mi si concede il bisticcio.

Il materiale organico, se tale, è anche organico – funzionale, consustanziale – al concepimento globale dell’immagine.

La persona rimane tale, dopo l’applicazione dello strato superiore.

Non è al servizio della texture, avviene invece il contrario.

È vestita con amore, la figura.

Carne esalta carne, forma evidenzia forma.

Un inno all’olismo, ed insomma, dove però, nonostante la fusione, l’individualità invitta trionfa.

La fotografia di Pedro Carretero, ora.

Anche qui l’afflato è alla persona.

Vi è il gioco – di sapore escheriano – della mano.

A differenza dell’incisore olandese, tuttavia, l’accento è posto sulla viva sorgività.

Non rivestono soverchia importanza le relazioni geometriche e matematiche: a prevalere è l’umanità che supera ogni cosa.

Essa sorpassa l’angustia del foglio, la costrizione alla bidimensionalità, la finitezza del rapporto univoco.

Chiede coautorialità all’artefice, ma senza la violenza di una prevaricazione.

È simpatetica al gesto creativo, ed invece.

Simpatetica nella primigenia accezione etimologica: dal greco συν + πάθος.

Significa: provare (nel senso emotivo del sentire) insieme.

Il concetto trasmigrò nel latino cum + patior, per poi perdere nella traslitterazione italiana la funzione di vox media.

Sì, non è più la nostra compassione.

È invece un vibrare all’unisono.

Ritraente e ritratto gioiscono insieme, se del caso.

O soffrono, o qualsivoglia altro sentimento sia dato all’animo umano.

Sì, ogni fotografia è uno scambio.

È se ciò avviene tra umani, la scintilla balena con struggente pervasività.

 

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Claudio Trezzan

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