© Roberto Besana
Tanti anni fa, quando eravamo bambini ansiosi di diventare ragazzi, andavamo in un campo del tiro al piattello ( che sostituiva l’orribile tiro al piccione ) per raccogliere le numerose cartucce che gli aspiranti cecchini lasciavano cadere per terra dopo avere dato prova, ma non sempre, della loro abilità. Ci piaceva collezionarle e giocarci. I fratelli più grandi di un nostro compagno di giochi avevano poi scoperto un intelligente modo di sfruttare il nostro “lavoro” facendoci divertire: ci mandavano nei cascinotti, dove i cacciatori si nascondevano per sparare agli uccelli, e nei campi a raccogliere le numerose cartucce abbandonate nell’erba. Poi si faceva un bel fuoco per bruciare il cartone e recuperare l’ottone, che poi vendevano.
Mi sono ricordato di quel tempo lontano osservando la bella, essenziale, fotografia di Roberto Besana: una tacita, ma assai eloquente, denuncia di una anacronistica attività che la legislazione dell’attuale governo ha voluto, per ragranellare qualche voto di consenso in più, incentivare, facendo un regalo ai produttori di armi e ai cacciatori.
Oggi non si caccia più per sopravvivere, si caccia per divertimento, e questo, a mio avviso, è profondamente immorale. L’attività venatoria, inoltre, è altamente pericolosa ( i cacciatori, non di rado, si sparano fra di loro o colpiscono persone scambiate per lepri ) e inquinante, seminando i cacciatori chili e chili di pallini di piombo nei boschi e nei prati.
Dal momento che la religione di casa nostra ha stabilito che gli animali non hanno l’anima, anche se forse sono i soli che l’hanno davvero, gli animali si possono tranquillamente uccidere, anche per divertimento.
E mi piace ricordare una battuta di Groucho Marx, densa di ironica verità: «La caccia sarebbe uno sport bellissimo se anche gli animali avessero un fucile».
Nello Rossi











