©Roberto Besana
Le religioni sono più o meno ingenui tentativi di fare dimenticare all’uomo la consapevelezza che la nostra vita è limitata. Con buone ragioni, Roberto Besana si domanda se la mancanza di rispetto per il pianeta che ci ospita, di cui i cristiani sono convinti di essere i padroni, non sia dovuta anche al fatto che la Terra sia considerata una temporanea residenza, un luogo di passaggio attraverso il quale accedere alla vera meta della vita: il Paradiso, il Giardino nel quale vivere per sempre dopo la morte apparente del nostro corpo ( i cristiani, anche se piuttosto incredibilmente, credono nella «resurrezione della carne» ).
Dal momento che le credenze religiose permeano, spesso anche inconsapevolmente, il linguaggio, non stupisce che situazioni e luoghi che somigliano allo stato di piacere che la religione cristiana promette ai fedeli di trovare nell’ «aldilà» vengano definiti paradisiaci: come lo stabilimento balneare di cui il mio amico ha fotografato l’insegna.
In realtà, però, non poche persone vivono come se il Paradiso fosse garantito, dandosi da fare per viverne delle anticipazioni nel corso della vita che conosciamo e che possiamo fotografare, noncuranti degli altissimi costi che si fanno pagare all’ecosistema in cui viviamo e a tanti esseri umani che lo popolano: come ha dimostrato recentemente il raduno a Rimini di Comunione e Liberazione, vale a dire di quelli che considero i peggiori cattolici del nostro Paese, che, alla faccia dell’amore verso il prossimo tanto decantato dalla loro fede, non tengono in nessuna considerazione i disperati che, fuggendo dalle guerre e dalla fame, trovano spesso la morte nelle acque del Mediterraneo, quando non diventano, in un quasi totale vergognoso silenzio, il possibile bersaglio di proiettili provenienti da una motovedetta donata dal nostro Governo alla Libia per impedire quello che facevano gli italiani quando eravamo un popolo di migranti.
Nello Rossi











