© Roberto Besana
Le immagini ieratiche sono un ingenuo tentativo di rendere credibile quanto da esse rappresentato, ma sono anche state, per secoli, un assai potente strumento per consolidare la fede dei credenti. Negli scritti di Paolo di Tarso – il vero fondatore della “religione della via” che in seguito verrà chiamata cristianesimo – Maria non è mai citata. Il culto mariano, che si svilupperà secoli dopo la nascita dell’ ”eresia ” paolina, conoscerà una nutrita iconografia, che la rappresenta sempre come madre di Gesù, che tiene in braccio o allatta ( sono le immagini conosciute come “Madonne del latte”, un tempo numerosissime, ma poi del tutto abbandonate ). Solo in seguito, dopo le apparizioni mariane, Maria conoscerà un culto “autonomo”, nel senso che viene rappresentata da sola, in piedi, senza il bambino in braccio, come mostra la statuetta nell’edicola fotografata da Roberto Besana a Alzate di Momo, un piccolo comune in provincia di Novara.
Poiché da anni Roberto e io siamo amici e ci conosciamo abbastanza, mi viene il sospetto che abbia intenzionalmente incluso nell’inquadratura lo specchio che si vede al centro dell’immagine. E lo specchio, cui ho dedicato un saggio di prossima pubblicazione, è una sorta di macchina fotografica, che, come il nostro occhio, produce immagini effimere, con l’enorme, ma ancora poco riconosciuta differenza, che quelle sono immagini scientifiche di come si presenta la realtà, mentre le immagini ieratiche sono prodotte dalla fantasia degli artisti, e accettate, o rifiutate, dai professionisti della fede.
Nello Rossi











