Una risibile “compensazione”

© Roberto Besana

 

Sarà che sto invecchiando e non ho sempre voglia di stare al passo con i tempi, ma certe parole nuove, che rispecchiano una mutata realtà, mi risultano davvero insopportabili, e impronunciabili: come “poliziotto locale” e “gentrificazione”. C’era davvero bisogno di abolire il concetto di “vigile urbano”, che mi ha accompagnato per tanti anni della mia vita? Ma è il secondo neologismo che mi sta davvero antipatico, per la pronuncia e soprattutto per il concetto che esprime: «trasformazione – così ci informa il dizionario di Google fornito da Oxford Languages – di un quartiere popolare in zona abitativa di pregio, con conseguente cambiamento della composizione sociale e dei prezzi delle abitazioni». Vale a dire una spregevole manovra economica dettata da una altrettanto spregevole scelta politica.

Queste malinconie mi sono state suggerite da una qualche analogia intravista nella lucida denuncia che Roberto Besana ci propone con questa sua immagine. Per fare spazio a un ampio parcheggio, una distesa di asfalto, la natura – come le case popolari, le botteghe degli artigiani e le trattorie dove, con poca spesa, uscivi soddisfatto da due piatti caldi e conciliato con la vita da due bicchieri di vino sincero – è stata estromessa. Come risibile “compensazione” dello sfratto – « il costruttore del Centro Commerciale per legge deve destinare spazi al verde in un parcheggio», ci informa Robero Besana in una nota di accompagnamento a questa immagine – sono state messe a dimora, ma viste evidentemente come elementi di disturbo, delle rare piante che, prive di qualsiasi cura, sopravvivono a stento. In una perversa logica di sfruttamento, quello che conta – come ci ricorda il cartellone pubblicitario che impedirebbe lo sviluppo della pianta – è il tornaconto personale, il profitto di pochi a scapito della qualità della vita degli altri.

In anni in cui una poltiglia iconica digitale ingolfa i server, da cui provengono le immagini che vediamo sugli schermi dei nostri computer, è motivo di grande piacere vedere, di tanto in tanto, immagini come questa, immagini che ti invitano a riflettere sull’uso dello spazio in cui viviamo e sull’uso intelligente dell’immagine ottica capace di documentare le stupide quanto egoistiche violenze inferte al territorio.

Nello Rossi 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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