© Roberto Besana

 

Negli anni Settanta si usava spesso una parola che ora non si sente e non si legge più: controinformazione. Partendo dal presupposto, a mio avviso inconfutabile, che l’informazione fosse in mano alla ricca borghesia, si riteneva che la scelta delle notizie, la presentazione e il relativo commento fossero di parte, che cioè svolgessero la funzione di consolidare il potere politico culturale e economico della classe sociale che lo deteneva.

Altri tempi. Dopo lo tsunami berlusconiano – che ha telerincoglionito più della metà degli italiani, sommergendoli di immagini accompagnate da insulse, quando non assai pericolose, didascalizzazioni – dopo la quasi totale scomparsa di una politica realmente di sinistra, vale a dire democratica, non ci si stupirà che quella parola sia diventata obsoleta.

Ma ci si dovrebbe stupire, e parecchio, che, per fare solo un esempio, una radio di sinistra nata in quegli anni, Radio Popolare, attinga le “proprie” informazioni da giornalisti del Corriere della Sera, un quotidiano che è sempre stato al servizio della classe padronale.

Roberto Besana, e sono certo che ne sia perfettamente consapevole, con le sue immagini fa controinformazione. Di fronte a padroni dell’informazione che ossessivamente invitano a consumare; di fronte a un anziano uomo politico di “sinistra” che, come un disco incantato, continua a ripetere che bisogna «rilanciare i consumi», le fotografie di Roberto Besana denunciano gli enormi danni provocati alla casa che ci ospita da uno sconsiderato consumismo che non si preoccupa minimamente dei propri rifiuti, visibili e invisibili.

Le immagini ottiche, ma il discorso vale anche per quelle manuali, che io talvolta definisco «le affascinanti afasiche» non valgono affatto, come si sente ripetere fino alla noia, le mille parole di cui si dice che prenderebbero il posto: perché sia vero, bisognerebbe, come ha scritto anni fa Ando Gilardi, che «fossero accompagnate da altrettante».

Ed entrambe, le immagini e le parole, dovrebbero essere scelte con attenzione, chiedendosi sempre quale sia la fonte: per far sì che la parola «controinformazione» torni ad essere usata e ad avere un preciso significato.

Nello Rossi 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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