Una metafora e un ricordo

© Roberto Besana

 

Anni fa avevo proposto a Ando Gilardi un articolo su due temi apparentemente inconciliabili fra loro – il lavoro e la sessualità – proposta che lo aveva fortemente interessato, ma quell’articolo non vide mai la luce perché, pochi mesi dopo il nostro incontro nella Fototeca Storica Nazionale, “Fhototeca” aveva chiuso le sue pubblicazioni. Qualche anno dopo, avevo ripreso a lavorare su quell’idea e ne era venuto fuori un saggio che gli era piaciuto moltissimo: Il bosco incantato. Appunti per una morfologia della pornofiaba. Con un intermezzo dedicato a quanti non amano il proprio lavoro e una Scheda Operativa, Lost Dreams Editions 2008.

Quando mi aveva telefonato da Ponzone, una splendida mattina di marzo, l’aveva definito «bellissimo, favolosooo». E l’aveva poi recensito (in PC Photo & mobile phone, novembre 2009), chiudendo così il suo giudizio su quel mio lavoro: «Lasciate il DVD nel computer e poi magari la sera, quando vi sentite soli e in preda alla nausea esistenziale, ché a volte anche a me capita di vergognarmi di essere un essere umano, allora lo portate sul video, lo guardate e leggete. Ma direi meglio assorbite. Vi farà bene, credete: vi sentirete qualcuno».

Il disprezzo della vita (degli altri) e della sessualità (degli altri) sono due pesanti eredità del cattolicesimo, una religione che dimostra un grande rispetto della vita solo fino a quando è nell’utero materno, ma non spende una parola per accusare gli stati che ancora infliggono la pena di morte: d’altra parte, fino a pochi anni fa, anche il Papa faceva tagliare le teste ai suoi sudditi.

Mi è tornato in mente quel lontano pomeriggio in cui avevo incontrato Ando Gilardi guardando la bella immagine di Roberto Besana e leggendo le parole indignate con le quali l’aveva accompagnata: in quei fiori rossi caduti a terra il mio amico fotografo aveva visto il «sangue di chi lavora», le vite interrotte di tanti lavoratori in nome di un “progresso” che, per un meschino tornaconto personale, «non rispetta la vita». Per non parlare delle guerre,  aggiungeva, ormai sempre più ridotte a un asettico spettacolo per uno «spettatore comodamente seduto sulla poltrona a sorseggiare l’aperitivo serale». E dei preti, aggiungerei, che benedicono armi e soldati.

Perché nel nostro Paese la mortalità sul lavoro è una delle più alte d’Europa? Scartata la provocatoria ipotesi – come scrivevo in quel vecchio saggio – che i lavoratori italiani siano più “distratti”, la risposta è da cercare nell’organizzazione del lavoro e nel desiderio di aumentare il profitto economico. Ma sono convinto che in questo paese papalino, dove, per non dire che uno è morto si preferisce affermare che è “passato a miglior vita”, la morte sul lavoro di qualche operaio in più sia più facilmente metabolizzata.

Nello Rossi 

 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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