© Roberto Besana
Negli ultimi anni della sua lunga vita, Ando Gilardi, a causa di una poliomielite contratta da bambino, non era più in grado di camminare. Talvolta, il desiderio di raccogliere immagini ottiche si faceva vivo, e allora si faceva portare in macchina a fotografare le radici che emergevano di lato alle strade intorno a Ponzone, la suggestiva località dell’Alto Monferrato, da cui si gode la vista di un mare di colline che si perdono nella nebbia dell’inverno o nell’afa estiva. Durante una di queste sue perlustrazioni, era stato attratto da una piantina che emergeva dalla sommità rotta e arrugginita di un piccolo paracarro di ferro; ne aveva pubblicato una fotografia nella sua bacheca in Facebook e ne aveva scritto più volte, intenerito da quella piantina, che probabilmente aveva visto come la metafora del desiderio della vita di riprodursi per conservarsi.
Credo che un pensiero simile abbia spinto Roberto Besana a prelevare questa sua bella fotografia, che però, grazie alla scelta dell’inquadratura, può anche essere vista, sono parole sue, come la pareidolia di una «città che emerge dal deserto di un pianeta distrutto», e la piantina in primo piano come un «miraggio»: ciò che rimane della natura soffocata dall’incuria e dalla presunzione umana.
Nello Rossi











