© Roberto Besana
Non credo di allontanarmi troppo dalla verità, se scrivo che probabilmente non pochi ebrei devono aver visto la scomparsa di Ercolano e Pompei come una, sia pur tardiva, punizione inflitta dal loro dio ai romani, colpevoli di avere distrutto, nove anni prima, il Tempio di Gerusalemme.
Ovviamente questa è un’opinione soggettiva, ma è invece un dato di fatto che la Prima guerra giudaica abbia avuto un vistosissimo, sebbene “invisibile”, effetto collaterale, che è durato fino ai giorni nostri.
A scuola ci hanno insegnato che «Graecia capta ferum victorem cepit»: con queste parole Orazio aveva voluto significare che la Grecia, conquistata dai Romani, aveva saputo conquistare, con la sua cultura, il selvaggio vincitore. Ma nessuno ci ha mai insegnato che, poco più di due secoli dopo, qualcosa di simile sarebbe avvenuto in séguito alla vittoria di Vespasiano e Tito sugli ebrei che si erano ribellati al dominio romano dando origine alla Prima guerra giudaica ( 66-73 ).
Paolo di Tarso – l’ebreo fondatore dell’eresia dell’ebraismo che prenderà il nome di “cristianesimo” – si inventò, ritenendo improponibile un confronto armato con i Romani, una vittoria metafisica in una guerra non contro l’invasore romano ma contro il Male: per lui il Messia non era colui che avrebbe liberato gli ebrei dall’occupazione romana, ma il Risorto che avrebbe liberato l’umanità dal peccato.
Quell’eresia si è rapidamente diffusa nei territori conquistati dai Romani, soffocando progressivamente il paganesimo e imponendo la propria ideologia. A datare dalla fine del IV secolo, il cristianesimo, per volere dell’imperatorte Teodosio, diventa religione di stato. Le immagini pagane scompaiono, spesso distrutte dalla feroce iconoclastia dei cristiani, e vengono sostituite da quelle che visualizzano il solo culto ammesso: il diluvio di immagini ieratiche, che visualizzano la fede di Paolo e, paradossalmente, le parole della Bibbia, è l’enorme, sebbene “invisibile”, effetto collaterale della Prima guerra giudaica.
Questa brevissima storia dell’arte occidentale mi è tornata in mente grazie alla bella, suggestiva, immagine prelevata da Roberto Besana nel Museo dei gessi di Pietrasanta, dove numerosissime copie non sono visibili perché gli originali sono stati distrutti da quanti avevano creduto di avere trovato la sola fede vera.
Nello Rossi











