© Roberto Besana

 

In un passo evangelico, così noto da essere diventato “proverbiale”, quando viene chiesto a Gesù quale fosse la sua posizione rispetto all’odiato tributo che i conquistatori romani esigevano, si legge che avrebbe risposto di dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Intesa così, quella risposta, con cui si divideva la politica dalla religione, avrebbe enormemente agevolato la diffusione nell’impero romano di quella declinazione della religione ebraica in seguito nota come cristianesimo.

L’autenticità di quel passo è però dubbia per varie ragioni, di cui una riguarda chi si interessa di immagini. La religione ebraica vietava infatti la produzione di immagini rappresentanti esseri viventi ( animali e uomini ), per cui i romani avevano dato il permesso di coniare delle monete “aniconiche” ( con immagini di piante e oggetti ) con cui pagare il tributo, evitando agli ebrei di dover toccare le monete con il profilo dell’imperatore.

Mi sono ricordato di quell’odiato tributo, che aveva scatenato delle sanguinose rivolte, leggendo le spiritose, ma tristemente vere, parole con cui Roberto Besana aveva accompagnato questa sua curiosa immagine, prelevata, a quanto sembra, fuori stagione:

«Ti stai preparando alle vacanze e a trasferirti negli stabilimenti estivi, nelle spiagge organizzate e sovraffollate, per non perdere l’abitudine al lavoro, con la sola differenza che questo lavoro siamo noi a doverlo pagare?». Parole che mi sono suonate nella testa come: sei pronto a pagare il tributo alle vacanze?

La diffusione delle vacanze balneari risale agli anni successivi al periodo della Ricostruzione (1945-1953), quando si era “finito” di cancellare le profonde ferite che la guerra, dopo essere stata esportata negli altri Paesi, aveva inferto al nostro. Prima erano un lusso, riservato a pochi, che stava sostituendo quello della “villeggiatura”.

Adesso sono diventate un tributo, un faticoso e costoso “lavoro”, ed è curioso, come faceva notare tempo fa il mio amico fotografo, che si chiamino con lo stesso nome questi luoghi di “vacanza” e quelli dove si lavora davvero: le fabbriche.

Nello Rossi 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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