© Roberto Besana
«La fotografia – si domanda il mio amico Roberto Besana inviandomi questa sua suggestiva immagine – può creare interesse riprendendo il “nulla” di un muro illuminato dalla luce che piove dalla finestra posta sul tetto di una fabbrica in abbandono?» La sua risposta, che io condivido pienamente, è positiva. E in effetti sono numerosi i pensieri e le emozioni che questa immagine, solo in apparenza insignificante, sa suggerirci: parola che era cara a Ando Gilardi in quanto la riteneva la più adatta a definire la reale capacità comunicativa delle immagini.
Le immagini storiche possono essere apprezzate per un eventuale valore estetico, ma assai di rado, se non mai, sanno comunicarci, senza l’aiuto delle parole, dove quando e perché sono state realizzate, e che cosa rappresentino, se manuali, o documentino, se ottiche: informazioni che ovviamente, in parte possono essere soggettive, il che comporta che la medesima immagine possa essere utilizzata per scopi diversi e addirittura opposti.
La bella fotografia di Roberto Besana – appartenente alla categoria delle immagini che io definisco “pure” – risponde alla delicata funzione di suggerire pensieri e emozioni, di richiamare alla memoria il ricordo, in apparenza dimenticato, di precedenti esperienze: senza volere, neppure minimamente, “strumentalizzare” chi la guarderà.
Nello Rossi











