© Roberto Besana

 

Ho già scritto, tempo fa, di un post pubblicato da Ando Gilardi in Facebook nell’inverno del 2011, in cui il grande iconologo aveva scelto come immagine, sono parole sue, «la riproduzione di una splendida calotipia di William Henry Fox Talbot del 1848, ha dunque quasi due secoli: fresca, intatta, potente, terribile …».

Per comprendere perché una scopa di saggina, ritratta da Talbot appoggiata allo stipite di una porta nel sole abbagliante del mezzogiorno, potesse apparirgli «terribile», bisogna considerare che, dal quarto secolo dell’età cosiddetta volgare, la storia delle immagini, in Occidente, è stata soprattutto – e lo è ancora, anche se in misura enormemente inferiore – storia di immagini “sacre”, cioè di immagini cui è stato demandato il compito, nel passato per gli analfabeti e oggi per chi non ama leggere, di tradurre visivamente la religione cristiana. Ma se quelle immagini erano commissionate per fornire una prova accessibile a tutti della verità di una fede, la scoperta dell’immagine ottica, la «terribile» immagine prelevata da Talbot, introducendo nella storia delle immagini la rivoluzionaria separazione fra la rappresentazione e la documentazione, farà sorgere il terribile sospetto che le immagini ieratiche potevano solo rappresentare una credenza.

Circa tredici anni fa, ho pubblicato Il bosco incantato. Appunti per una morfologia della pornofiaba, il terzo volume di “Revisioni”, una collana di saggi digitali sulle «immagini della fertilità» che poi avrei dedicato a Ando Gilardi ( le parole fra virgolette sono sue ). In quel saggio si diceva della sessualità e del lavoro della classe cosiddetta subalterna: degli operai, della cui sessualità, come d’altronde delle condizioni di lavoro e della mortalità dovuta a quello, in genere si parla e si scrive poco. Quella mia ricerca, effettuata in mesi in cui una tiroide impazzita mi rendeva particolarmente nervoso, era piaciuta molto a Ando Gilardi, che l’aveva recensita più che generosamente in “PC Photo and mobile phone”di novembre 2009 ( chi fosse interessato – premesso che quel saggio tratta di quello che gli ignoranti definiscono “pornografia” – può scaricarlo gratuitamente sul pc, per computer Apple serve un simulatore, da https://www.nellorossi.it ).

Mi sono ricordato di quel vecchio post di Ando Gilardi e di quell’ancora più vecchio mio saggio, riflettendo sulla bella, precisa, assoluta immagine di Roberto Besana, che riproduce, in una luce sospesa, quello che possiamo ritenere uno strumento simbolo principe del lavoro. Dopo circa due secoli – è l’intervallo di tempo che passa dagli strumenti prelevati da Talbot e da Roberto Besana, un intervallo che a me sembra molto più breve – l’immagine qui riprodotta ribadisce che l’icona ottica può apparire “terribile” solo a chi ha interesse a nascondere la realtà delle cose rivelata dal rivoluzionario strumento fotografico.

L’attenta analisi della fotografia di quella scopa appoggiata alla porta di un ripostiglio, come di questo altrettanto inoperoso incudine, potrebbe diventare l’oggetto di un inedito corso di iconologia, che, come tutte le ricerche che comunicano qualcosa di veramente nuovo, richiederebbe uno sforzo non indifferente ma altamente ripagato.

Nello Rossi 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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