© Roberto Besana
Fino a poco tempo fa la parola “resilienza” era scarsamente usata, poi è diventata un “prezzemolino”. Vediamo un po’ cosa dicono i dizionari. Il Dizionario Italiano Olivettici informa: «1. tecnologia. la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto; 2. tessitura. l’attitudine dei tessuti a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale»; il Dizionario Italiano Sabatini Colettiriporta: « fis. capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi: prova di r.». Ma non è certo questa l’accezione con cui viene usata oggi questa parola. Passiamo al Dizionario Treccani: «resiliènza, s. f. [der. di resiliente]. 1. Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto: prova di r.; valore di r., il cui inverso è l’indice di fragilità. 2. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale. 3. In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc.». Ed ecco che abbiamo trovato l’accezione con cui oggi la parola viene principalmente usata: dal mondo della tecnologia la parola è migrata nell’universo, ancora poco conosciuto, della mente umana.
Ma questa accezione potremmo estenderla anche a altre forme di vita, come all’albero fotografato da Roberto Besana che, soffocato dall’asfalto e dal cemento, cerca di reagire per poter espandere il suo apparato radicale e trovare il nutrimento che gli è indispensabile per vivere.
Sempre in tema di alberi, in questi anni è spuntata una parola nuova, in inglese: greenwashing. Ne dà una chiara definizione il Vocabolario Treccani: «s. m. inv. Strategia di comunicazione o di marketing perseguita da aziende, istituzioni, enti che presentano come ecosostenibili le proprie attività, cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo». Un esempio? La proliferazione dei “boschi verticali”, una meschina presa in giro per nascondere la realtà: dove poteva nascere un vero bosco, “orizzontale”, c’è stata una enorme colata di cemento estremamente redditizia per i costruttori. Questa gente si meriterebbe che qualcuno suonasse al citofono per chiedere se può portare su il cane a orinare nel “bosco verticale”: così, tanto per far intuire l’enorme differenza che intercorre fra un bosco e una pagliacciata “verticale”.
Nello Rossi







