© Roberto Besana
Quando ho visto questa fotografia di Roberto Besana, cha ama gli alberi, quelli veri, mi sono ricordato di un altro enorme albero, finto, che ai miei occhi è parso subito essere una chiara metafora della stupidità, o dell’ipocrisia, umana.
Riporto di seguito parte di una Cartolina a Ponzone pubblicata l’8 marzo 2015, intitolata L’albero della vergogna: «Non vorrei passare per un vecchio contestatore sessantottino, ma resto dell’idea che solo chi ha la pancia piena possa davvero credere che sia un’operazione intelligente, in una Esposizione ( e finiamola una buona volta di chiamarla, alla francese, Expò ) sul problema del nutrimento mondiale, spendere un sacco di denaro per realizzare un paradossale Albero della vita. Nonostante le critiche di quanti erano contrari a questa declinazione nostrana, in chiave minore, della Tour Eiffel, gli organizzatori dell’Esposizione, dopo averci pensato bene, hanno deciso che questa opera era necessaria: se non proprio a nutrire il pianeta di sicuro a gonfiare il portafoglio di qualcuno.
Tutti conoscono il biblico Albero della conoscenza del bene e del male, un mito babilonese inventato per giustificare l’estromissione della donna dalla gestione della politica e della religione: migliaia di immagini hanno visualizzato quell’antica “colpa” femminile di cui il “povero” Adamo sarebbe stato vittima ( quando insegnavo, per denunciare i danni culturali creati da quel mito, buttavo ogni tanto nei discorsi qualche «Porco Adamo», che divertiva e scandalizzava le allieve e gli allievi, abituati alla scontata “maialitudine” femminile ). Decisamente meno noto è l’altro albero situato nel Paradiso Terrestre, l’Albero della vita, che non è stato ritenuto degno, salvo rare eccezioni, di essere rappresentato: ci hanno pensato gli organizzatori dell’Esposizione a rispolverarne il ricordo, decidendo di farne realizzare una enorme rappresentazione in metallo.
Fra qualche mese, se i responsabili riusciranno a portare a termine il loro progetto, migliaia e migliaia di fotografie visualizzeranno una colpa non mitica, un’imperdonabile offesa nei confronti di popolazioni che soffrono per la denutrizione, ma questa volta i reali colpevoli, a differenza del femminile capro espiatorio, non saranno rappresentati, per essere additati al pubblico biasimo, accanto all’Albero della vergogna».
Nello Rossi











