“Puro” e “Impuro”

© Roberto Besana

Si sa che la neve è soffice, leggera, silenziosa, “pura”. Guardando questo bellissimo trittico fotografico dell’amico Roberto Besana, mi sono ricordato di come Genova, la città dove sono nato, diventava improvvisamente silente quando nostra madre, in un tempo che sembrava divenuto sospeso, raccoglieva, per mio fratello e me, la neve depositata sul marmo del poggiolo, che poi colorava con un po’ di sciroppo d’amarena.

E mi sono tornate in mente, come credo a chi sta guardando questa immagine, le inimitabili xilografie dei maestri giapponesi, le cui opere, al limite delle possibilità tecniche, presentano una sostanziale differenza con le immagini contemporaneamente prodotte nella cultura occidentale. Per loro non faceva alcuna differenza intagliare con il bulino nel legno un paesaggio innevato o una coppia di amanti che, semivestiti da abiti elegantissimi, cercano di ottenere, da organi sessuali simbolicamente ipertrofici, il massimo del piacere possibile. Per il loro occhio, non inquinato da innaturali superstizioni religiose, la neve e la sessualità erano soggetti commoventi, degni entrambi di essere rappresentati.

Mentre Katsushika Hokusai incideva nel legno la neve e la sessualità, dall’altra parte del mondo, a Milano, Francesco Hayez, che evidentemente la pensava come lui ma per vivere doveva dipingere madonne e maddalene, ritraeva, probabilmente servendosi anche della camera obscura, la sua modella e amante e sé stesso in un’affascinante serie di disegni che mostrano cosa sono spinte a fare due persone sessualmente attratte ( per chi fosse interessato a saperne di più su questa storia dell’arte poco nota”, può scaricare gratuitamente, dal sito https://www.nellorossi.it/, Il bosco incantato. Appunti per una morfologia della pornofiaba, Lost Dreams Editions 2008, ma ricordandosi che per chi scrive, come per Hokusai e Hayez, non c’è differenza fra puro e impuro ).

Uno dei principali insegnamenti, purtroppo ancora poco appreso, di cui siamo in debito con la Fotografia è quello di dover riconoscere che non c’è una differenza “morale” fra la neve e la sessualità, come d’altra parte ci aveva già suggerito Edward Weston fotografando i suoi sensualissimi peperoni.

Nello Rossi 

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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