© Roberto Besana
Soltanto quando si è iniziato a prendere coscienza del passato, e a dubitare di un futuro progressivamente migliore del presente, si è iniziato a studiarlo e a rappresentarlo: si pensi, per esempio, alle bellissime incisioni di Giovanni Battista Piranesi.
Un inverno di tanti anni fa, un nobile, mentre percorreva in carrozza una strada nei pressi del foro romano, aveva riconosciuto Michelangelo Buonarroti che camminava faticosamente nella neve. Fatta fermare la carrozza, gli aveva offerto un passaggio, ma il grande artista l’aveva ringraziato, dicendogli che andava a studiare ed era già arrivato.
Quello che sembra un cielo, ma in realtà è un muro di cinta dalla tinta sbiadita, e le rotaie che stanno scomparendo in mezzo all’erba ci suggeriscono che i riflessi dell’attimo prelevato da Roberto Besana con il suo apparecchio fotografico appartengono già al passato, che la natura si riprende incessantemente lo spazio che si crede di averle sottratto per sempre.
L’uomo saprà dimostrare di essere davvero un animale intelligente, che cioè sa vedere dentro la realtà delle cose, quando avrà capito che il suo rapportarsi con il pianeta non si fonda sul possesso ma sulla convivenza, che il capannone di metallo, come il muro di cemento e le rotaie sono solo un affitto temporaneo.
Le incisioni di Piranesi volevano conservare, almeno in immagine, i resti di quanto realizzato dall’uomo nel passato, di quanto era ritenuto artisticamente rilevante.
Questa bella immagine di Roberto Besana svolge lo stesso compito ma senza alcuna preoccupazione artistica, e con la sostanziale differenza che i riflessi conservati otticamente ci invitano a pensare al futuro, le cui fondamenta sta a noi progettare con intelligenza e rispetto dell’ambiente in cui ci troviamo a vivere.
Nello Rossi












