© Roberto Besana

 

Quando ero bambino, credevo che le enormi belle bianchissime tondeggianti nuvole, che sembravano cascare dal cielo nelle terse giornate di sole, fossero fatte di panna, e mia madre, che aveva una particolare attenzione nei confronti della fantasia, non mi aveva corretto, spiegandomi come in realtà si formavano. Mi sono ricordato di quella mia lontana spiegazione fantastica, osservando la bella fotografia – una delle sue rare a colori – di Roberto Besana. Inviandomi questa immagine, il mio amico fotografo aveva scritto che le nuvole hanno sempre suggerito e suggeriscono delle «piacevoli pareidolie», chiedendosi però che cosa potremmo vedere in «queste “nuove nuvole” che sempre più si presentano sulla nostra testa».

Un manuale di psicologia, studiato quando frequentavo l’università, presentava due schizzi, uno formato da una linea che formava delle curve e l’altro da una linea segmentata che formava degli angoli, chiedendo al lettore quale, secondo lui, si chiamava “Ulauma” e quale “Tachete”. Ovviamente, il primo schizzo era “Ulauma” e il secondo “Tachete”. Come altrettanto ovviamente le nuvole che mi sembravano di panna erano “Ulauma” e le “nuove nuvole” fotografate da Roberto Besana sono “Tachete”: dure, taglienti, non hanno niente della morbidezza avvolgente delle nuvole che mi sembravano onde di panna irraggiungibile, volendo fermarci solo all’aspetto e tacendo su quanto è stato scritto riguardo a queste inquietanti, ma di certo inquinanti, scie che tagliano a fette il cielo sopra quella che sembra essere una valle glaciale.

Le più comuni pareidolie suggerite dalla forma delle nuvole si dividono in due categorie: laiche e religiose. Alla prima appartengono, in generale, animali reali o fantastici; alla seconda angeli e apparizioni mariane, puerili “conferme celesti” probabilmente indispensabili per fedeli dubbiosi, che hanno voluto vederle anche nelle pietre, nelle radici delle piante, nelle macchie di umidità dei muri, e addirittura anche, come è successo alla madre di un mio amico, in una piastrella della sua cucina. Pareidolia, questa, piuttosto “pericolosa” per il mio amico, che aveva rischiato di perdere il possesso dell’appartamento materno, trasformato in un luogo di preghiera.

Nello Rossi

 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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