L’età dei divieti con Nello Rossi

© Roberto Besana

 

Certo che su quel muro, scelto dallo sguardo preciso e attento di Roberto Besana, non è stato affisso alcun manifesto, politico o pubblicitario, ma non direi per rispetto al divieto quanto per mancanza di spazio dove potere violarlo: in compenso, sono stati affissi numerosi tubi e, piuttosto disordinatamente, dei dispositivi elettrici.

Qualche giorno fa, mentre camminavo per Milano 2 in attesa di fare una visita di controllo all’ospedale San Raffaele, mi è caduto lo sguardo su un cartello piuttosto curioso: «È vietato schiamazzare». Quel cartello, con quel verbo antiquato e polveroso, mi ha fatto tornare in mente un’idea che da un po’ di tempo mi ronza nella testa: non sarebbe poi tanto strano che uno storico del futuro proponesse di chiamare il tempo che stiamo vivendo “L’età dei divieti”. Non ricordo più chi ha scritto tempo fa che i bambini, quando hanno imparato a leggere, i primi cartelli che gli tocca decifrare sono quelli che vietano di giocare al pallone nei cortili dei caseggiati.

Io ho quasi compiuto ottanta giri intorno al Sole, e, se volgo lo sguardo all’indietro, mi accorgo di quanti divieti, prima inesistenti, sono spuntati fuori come zanzare in estate. Non volendo annoiare chi legge, ne citerò solo due. Quando ero un ragazzo, si poteva fumare nei cinema, creando talvolta una nebbia che offuscava le immagini sullo schermo, e, sui treni, si poteva scegliere uno scompartimento per fumatori; adesso è vietato fumare anche in alcuni giardini pubblici, e ho letto che, da qualche anno, a Tokyo è vietato fumare per strada: i tabagisti in crisi di astinenza, per immettere un po’ di nicotina nel sangue, devono entrare in apposite roulottes dislocate nelle strade della città.

Anche le immagini non se la passano poi tanto bene: da tempo si oscurano, quando sono rese pubbliche, i volti di bambine e bambini minorenni, e non pochi editori devono affrontare dei problemi non facilmente risolvibili per quanto riguarda i diritti d’autore delle immagini.

Qualche segnale di insofferenza nei confronti delle capacità documentali dell’immagine ottica c’era già stato verso la metà del secolo scorso: nelle vicinanze di alcuni Lager nazisti erano affissi dei cartelli che vietavano di prelevare fotografie.

Nello Rossi 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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