© Roberto Besana
La scelta dell’inquadratura è perfettamente funzionale all’idea che Roberto Besana voleva comunicare con questa sua bella quanto inquietante immagine: anche se gli uomini, nella cultura occidentale, sono spesso convinti, per motivi religiosi, di essere i padroni del pianeta su cui viviamo, in realtà siamo degli esseri viventi piccoli, molto piccoli, che si illudono di poter sfruttare le risorse del pianeta come se fossero infinite, noncuranti del fatto che un “progresso” sconsiderato possa avere conseguenze devastanti per le numerose forme di vita ospitate dalla Terra.
Quando insegnavo, per ridimensionare un po’ le cose, chiamavo la Terra la Biglia azzurra. Dante Alighieri, che aveva immaginato di vederla dallo spazio come poi l’avrebbero vista e fotografata gli astronauti, l’aveva definita come un piccolo spazio erboreo: «l’aiuola, che ci fa tanto feroci». Eh, già, perché, non bastassero i sussulti del pianeta – terremoti maremoti eruzioni vulcaniche nubifragi siccità… – l’uomo poi ci aggiunge di suo la stupida invenzione della guerra: calamità, entrambe, suggerite, nella fotografia di Roberto Besana, dall’enorme nube nera che incombe minacciosa e dalle navi da guerra ancorate nel porto della città (*) scelta da Cavour per costruire un moderno arsenale per la Regia Marina.
Nello Rossi
*La Spezia











