© Roberto Besana

 

Per chi ha chiara coscienza che la Fotografia possa essere un potentissimo strumento del comunicare prima o poi si pone inevitabilmente una scelta importante: usarla per produrre belle immagini, o per documentare, nel senso di denunciare, la realtà delle cose. Ovviamente si possono anche prelevare delle belle immagini di denuncia, come quella – a parere di Ando Gilardi e mio, falsa – del miliziano “colpito a morte”, o quella, sempre di Robert Capa e secondo me enormemente più bella e preziosa, che mostra una madre che, tenendo per mano la figlia, si affretta con gli occhi rivolti verso il cielo a calcolare se riuscirà a raggiungere in tempo un rifugio prima che la stupidità umana si liberi del suo carico di morte. O come la bella, sconcertante, immagine di Roberto Besana, che, quanto a denuncia della stupidità, è un capolavoro di sintesi.

La parola “paradiso” significa “giardino”, ed è facilmente spiegabile che religioni mediorientali abbiano immaginato che la vita oltre la morte potesse continuare in un posto simile a quello dove ci sono alberi, frutti, acqua, un luogo fresco, al riparo dal sole rovente.

Davanti alla bella immagine di denuncia del mio amico fotografo nasce con urgenza una domanda: come è possibile riuscire a degradare in maniera così stupida un luogo che una pubblicità non farebbe fatica a presentare come un “angolo di paradiso”?

La Geenna, il luogo “infernale” di cui si dice nei Vangeli, l’antitesi del “paradiso”, era un quartiere periferico di Gerusalemme, dove un tempo si praticavano sacrifici umani, e successivamente adibito a discarica dei rifiuti: i farisei, a differenza della classe sacerdotale, credevano che un luogo simile a quello avrebbe ospitato, dopo la morte, i peccatori. Roberto Besana è riuscito a fotografare l’infotografabile: la stupidità umana, che ha saputo trasformare un luogo “paradisiaco” in una “Geenna”, una discarica di rifiuti plastici, che, se non si sarà provveduto a rimuoverli, la testimonieranno per numerosi anni prima di biodegradarsi.

Nello Rossi

 

 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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