© Roberto Besana
Beppe Sala, l’attuale sindaco di Milano, ha affermato di dissociarsi «dalla paura dei grattacieli». «Ma la domanda – scrive Marcello Faletra(www.artribune.com/22/10/2025) – piuttosto è: cosa rappresentano i grattacieli e a chi servono? Dal piano psicologico – la paura – al piano sociale c’è una differenza sostanziale. Lo sfruttamento intensivo dello spazio urbano non può essere separato dalle condizioni sociali, economiche e ambientali di una città». Tutti aspetti di cui il primo cittadino, soloteso a soddisfare le brame dei costruttori, non si occupa.
E, a proposito dei grattacieli, scrive ancora Marcello Faletra: «Non servono certo i milanesi come quelli che hanno animato le canzoni di Jannacci e dopo, costretti ad abbandonare la loro città per via dei costi impossibili. Non si tratta di aver paura, ma di subire un sistema di potere che uniforma la storia singolare di una città a quelle di altre di metropoli del mondo. Mettere una città nelle mani di una ristretta minoranza, che gioca liberamente ad accaparrarsi ciò che resta del bene pubblico è forse l’unica paura legittima che sorge spontanea di fronte allo scempio di Milano contrabbandata per “rigenerazione urbana”».
Perché la chiamano così i palazzinari, per nascondere l’odiosa parola che definisce l’attuale impopolare politica urbanistica: gentrificazione, cioè la progressiva espulsione dalla città di chi l’abita, per costruire costosissimi edifici destinati a chi può economicamente permetterseli.
E poi c’è la beffa del verde: invece di realizzare parchi, di cui la città ha un urgente bisogno, si propongono dei presuntuosi, e privati, “boschi verticali” o, pagati a caro prezzo, Alberidella Vita, ma di metallo, come quello dell’Esposizione (quasi) Universale.
Non ancora soddisfatto per il flop dell’Esposizione, l’ineffabile Beppe Sala ne sta mettendo in cantiere un altro per le Olimpiadi Invernali, un enorme sperpero di denaro pubblico che finisce nelle tasche di privati. E a proposito del verde: a Cortina è stato abbattuto un bosco secolare per realizzare una pista da bob che sarà usata una volta sola e poi abbandonata.
Perdonate lo sfogo di un cittadino che vive da tanti anni a Milano e ha visto progressivamente snaturare questa bella città, e nella bella fotografia di Roberto Besana la metafora di un inganno, dell’apparente moltiplicazione del verde per nascondere una insopportabile, ma redditizia per pochi, cementificazione.
Nello Rossi












Stesso triste destino di tante altre città più o meno grandi più o meno piccole lungo uno stivale dove il cemento è l’unica religione di stato. Non è il Sala della Milano da bere trasformata in la Milano da cementificare fino alle nuvole, quanto la Roma di mille problemi di periferie spesso abbandonate e della quale si ricorda solo il Colosseo come di tante piccole realtà come la mia cittadina a nord di Roma e di tantissime altre lungo lo stivale consumato nel mito ormai palesemente falso di portare miglioramento di vita. Miglioramento di cui non è mai stato specificato il destinatario,però.