© Roberto Besana

 

Albert Einstein riteneva che ci fossero due cose infinite: l’Universo e la stupidità umana, ma riguardo al primo non era del tutto convinto. Mi sono ricordato di quel suo amaro pensiero riflettendo sulla bella quanto intelligente immagine di Roberto Besana.

In apparenza questa fotografia documenta un ordinato spazio “umanizzato”, la si può vedere come una metafora visiva dell’intelligenza umana: le pietre di mare a formare il selciato, la cornice e lo zoccolo in marmo, le porte dal semplice disegno geometrico, e il richiamo delicato alla natura che ha imparato a riprodursi: la piantina nel vaso, volutamente inquadrata al centro dell’immagine, perché è su quella che Roberto Besana ha voluto richiamare l’attenzione di chi avrebbe guardato questa sua immagine.

Ma, purtroppo, questa fotografia rientra nella categoria delle immagini che documentano la stupidità umana, perché la palma non è una pianta da coltivare in vaso, è nella sua natura diventare un albero alto non pochi metri: costretta nello scarso spazio di un piccolo vaso è destinata a morire precocemente. Quello che nelle intenzioni sarebbe dovuto essere un omaggio alla natura si risolve in un’offesa.

E sempre in tema di alberi e stupidità, mi torna in mente quell’enorme presa in giro del “bosco verticale” realizzato a Milano, la città dove vivo da tanti anni e che amo sempre meno: quei cespugli e striminziti alberelli, coltivati, ma sarebbe più appropriato scrivere costretti in piccoli vasi sui balconi di un grattacielo sono un pietoso inganno visivo utile a nascondere che, al posto di quella vergognosa speculazione edilizia, sarebbe potuto sorgere un vero bosco, “orizzontale”, che avrebbe regalato un po’ di ombra e un po’ di ossigeno, di cui la città ha un disperato bisogno.

Nello Rossi 

 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

2 Comments

  1. Pietro Carulli Reply

    Posso capire il giudizio sul ” bosco verticale ” ma non quello più generale sulla città Milano . Certo non ha gli spazi di Monza ma fa del suo meglio per offrire verde ai cittadini

  2. Francesco Tadini Reply

    Mi sembra un testo molto sbilanciato in odio a Milano. Compreso il giudizio sul Bosco Verticale. Io mi metto, comunque, tra gli “stupidi” ai quali quell’architettura piace. Peccato.

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