Il soggetto assente

© Roberto Besana

 

Percorrendo in bicicletta la strada solitaria che costeggia gli enormi padiglioni industriali dove anni fa si costruiva la Lambretta, mi sono fermato a fotografare gli scheletri di quelle fabbriche ora vuote e silenziose: le grandi superfici vetrate sono infrante e la vegetazione sta riprendendosi lo spazio che le era stato sottratto. Mi è tornata in mente quella triste, come è di moda oggi chiamarla, archeologia industriale, guardando la bella quanto malinconica fotografia che Roberto Besana mi ha inviato: una tuta dimenticata in una fabbrica abbandonata, un’immagine emblematica della profonda trasformazione del mondo del lavoro avvenuta negli anni che ci siamo lasciati alle spalle.

In una delle ultime mostre postume dedicate all’attività fotografica di Ando Gilardi, le parole del grande studioso delle immagini di commento alle fotografie che documentavano il lavoro facevano notare ai visitatori che fra le numerosissime immagini esposte al Louvre non ce n’è una che rappresenti un lavoratore dell’industria. E, aggiungerei, anche in musei dedicati a opere d’arte più recenti, non sono esposti lavori dedicati a questo soggetto. Mentre non poche sono le opere dedicate all’attività primaria. In un saggio pubblicato anni fa, avevo intitolato un capitolo Etica e estetica del lavoro. Forse mi sbaglio, ma sono convinto che, con l’eccezione di qualche paesaggio industriale, il lavoro nella fabbrica non è fonte di ispirazione per gli artisti. È la fotografia, la tecnica iconica obbligata a fare i conti con la realtà delle cose, ad avere “scoperto” gli operai e il lavoro industriale: nel mio piccolo archivio conservo le fotografie di lavoratori prelevate alla Breda Siderurgica quando sono stato invitato a assistere alla spettacolare colata dell’acciaio fuso.

La “macchina per scrivere”, come giustamente la chiamava Adriano Olivetti che le produceva, ha mandato in pensione la calligrafia, la “bella scrittura”, così come lo sviluppo dell’informatica ha sostituito la macchina per scrivere e la fotografia analogica. Se il rapido sviluppo della tecnologia servisse all’uomo e non a chi ne sfrutta il lavoro, se si lavorasse meno e si lavorasse tutti, come si gridava nei cortei negli anni Settanta, la progressiva riduzione di lavori estremamente faticosi, ripetitivi o nocivi, sostituiti dalla robotizzazione, sarebbe un fatto positivo: quando il «pane» è garantito, ci sarebbe più tempo per le «rose».

Nello Rossi

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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