© Roberto Besana
Leggendo i racconti e i romanzi che Arthur Conan Doyle aveva scritto su Sherlock Holmes, il più noto e affascinante investigatore privato creato dalla fantasia, ero venuto a sapere che a Londra, negli ultimi anni del XIX secolo, c’erano più distribuzioni quotidiane della posta. Altri tempi. Da non pochi anni, infatti, il sistema postale ha mostrato un progressivo peggioramento, per cui, non di rado, il mittente ritornava dal viaggio prima delle cartoline che aveva spedito. Qualche mese fa, ho firmato una petizione per mantenere attivo il servizio postale negli USA, e recentemente ho letto che in Danimarca il servizio postale non esiste più. È un’attività che sta, sempre più velocemente, scomparendo. E dispiace pensare che scompariranno le cartoline, che tanto piacevano a Ando Gilardi, e probabilmente è stato un omaggio a quel suo interesse l’avere intitolato “Cartoline a Ponzone” le mie osservazioni sulle immagini pubblicate per vari anni su Facebook e indirizzate virtualmente nel paese dell’Alto Monferrato, dove il grande studioso delle immagini aveva vissuto gli ultimi, fecondissimi, anni della sua lunga vita; come scompariranno i francobolli, quelle piccole immagini a colori che, soprattutto quando venivano da paesi lontani, tanto eccitavano la fantasia di Umberto Eco. Non riceveremo più le immagini delle cartoline accompagnate dalle parole che ti ricordavano che qualcuno ti aveva pensato con affetto, e non proveremo più l’emozione, ma mi viene di scrivere la ritualità, di aprire con cura una lettera che ci comunica i pensieri di una persona che ci è cara. Documenti, le cartoline e le lettere, che si conservavano in un cassetto insieme ad altre cose per noi preziose, che si potevano rileggere dopo anni con la stessa e a volte anche maggiore emozione. Tutto quel mondo di immagini e parole scritte a mano è desinato a sparire rapidamente, reso irrimediabilmente osoleto dalla diffusione dei computer e degli smartphone.
Qualcosa di simile è successo nel passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale, dove l’estrema semplificazione nel prelevare l’immagine, unitamente alla diminuzione del costo per produrla e al tempo brevissimo per trasmetterla, ha decretato la progressiva scomparsa dell’icona che si formava sulla pellicola fotosensibile.
Con la sua bella quanto malinconica fotografia Roberto Besana ha documentato le ultime tracce di un modo di comunicare che sta scomparendo, superato da una tecnologia che privilegia la velocità e la superficialità, a scapito di una scelta lenta e meditata: «un cambiamento epocale», come giustamente lo definisce il mio amico fotografo.
Nello Rossi










