© Roberto Besana

 

La fotografia è nata come un costoso passatempo, un hobby si direbbe oggi, un “giocattolo” per ricchi e borghesi, e tale in buona parte è rimasta fino a quando l’immagine prodotta automaticamente dalla luce è dipesa dal bromuro d’argento e ogni copia doveva essere sviluppata e fissata manualmente: i primi libri con vere fotografie incollate sulle pagine, erano, ovviamente, costosissimi. Diventerà presto uno strumento del comunicare, ma “tradotta” dalla mano dell’artista, che se ne servirà per realizzare un’immagine al tratto, più o meno fedele all’originale fotografico, che poteva essere inchiostrata e stampata insieme alle parole. L’invenzione che permetterà all’immagine totalmente automatica di alluvionare le nostre case è il retino tipografico che, scomponendo la fotografia in una sorta di mosaico, la cui ricchezza di informazione è direttamente proporzionale alla quantità delle “tessere” che formano l’immagine, produce una matrice inchiostrabile, capace di stampare a costi bassissimi un numero enorme di copie: è solo allora che la fotografia, affiancandosi alle immagini cinematografiche, diventa uno strumento di comunicazione di massa.

La scoperta dell’immagine digitale ha provocato una seconda, di nuovo enorme, rivoluzione nell’universo della comunicazione iconica, della cui portata non ci si è ancora resi sufficientemente consapevoli: per quanto riguarda la prima rivoluzione – dovuta alla prima immagine acheropìta, cioè ottenuta senza l’intervento della mano dell’uomo, dopo circa 40.000 anni di immagini manuali – si è già scritto e si continua a scrivere in queste note.

Da tempo, «quel difficile capriccioso strumento che è la macchina fotografica» – sono parole di Michele Smargiassi, nella sua “Fotocrazia” del 30 settembre 2023: Cosa vede una donna fra cielo e terra. Il femminile divino di Sebastiana Papa ( e delle altre ) è diventato un giocattolo per bambini, con cui giocare a fingere di prelevare immagini automatiche. Un gioco che, come tutti i giochi, ha un sostrato di profonda serietà. Mentre scrivo, mi è tornato in mente che Ando Gilardi, negli ultimi anni della sua lunga vita, quando era ancora lucidissimo di mente, andava in giro, e invitava chi lo leggeva a fare altrettanto, a “prelevare” fotografie con un apparecchio fotografico analogico senza rullino.

Quell’anziano “giullare della Fotografia”, che ha detto e scritto così tante amare ma salutari verità sulla Fotografia, sosteneva che l’immagine più bella più affascinante è quella che si vede nel mirino: come un frutto staccato dalla pianta, quando viene portata fuori dalla fotocamera, comincia a marcire. Ma gli apparecchi fotografici che vediamo nella bella quanto intelligente immagine di Roberto Besana con ogni probabilità non servono per il “gioco” proposto da Ando Gilardi: non servono a “prelevare” immagini, ma a visionare immagini realizzate da altri. La tecnologia, però, corre veloce: recentemente ho visto in internet un giocattolo per bambini, a diciannove euro, capace di prelevare immagini digitali.

Nello Rossi 

 

 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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