© Roberto Besana

 

Tutto quello che, dopo una attenta analisi, si può dedurre è che questa fotografia, che richiama prepotentemente la nostra attenzione, documenti degli uccelli, probabilmente dei corvi, che volano in un paesaggio autunnale o invernale. Ma è innegabile che questa immagine sappia comunicarci una sensazione di inquietudine, e si capisce perché quando si viene a sapere che è stata prelevata da Roberto Besana nel Lager di Dachau, il primo di numerosissimi altri campi di concentramento sparsi per l’Europa, realizzato per imprigionare i cittadini tedeschi che si erano opposti alla dittatura nazista.

«Per fortuna non lo è» era stata la risposta di Ferdinando Scianna all’intervistatore che gli aveva chiesto se, secondo lui, la fotografia era una espressione artistica. Il grande fotografo siciliano sapeva bene che la “vocazione” dell’immagine ottica non è visualizzare la realtà filtrata dalla cultura dell’artista, ma documentarla così come è, “nuda e cruda”. E la fotografia, nel secolo che ci siamo lasciati alle spalle, ha dovuto registrarne non pochi esempi, il più terribile dei quali è stato la pianificazione dello sterminio di minoranze culturali religiose politiche e sessuali. Non è un caso che siano dovuti trascorrere cinquanta anni prima che si trovasse il coraggio di conoscere e studiare quegli anni vergognosi della storia europea. Se non ci fosse stata la Shoah – parola ebraica che significa “distruzione” e che oggi si preferisce usare al posto di “olocausto”, parola proposta da uno storico americano ma legata a un sapore sacrale del tutto estraneo allo sterminio programmato nella Conferenza di Wannsee – probabilmente gli ebrei non avrebbero sentito l’esigenza di ricostituire lo stato di Israele, con tutte le dolorose conseguenze cui oggi ci tocca assistere.

Nello Rossi 

 

 

Roberto Besana e Nello Rossi
Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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