Etica ed estetica delle immagini

                                                                      © Roberto Besana

Verso la metà degli anni Sessanta, quando ero una giovane matricola universitaria incerta del proprio futuro – il mio desiderio era di dedicarmi alla fotografia come professione, ma mio padre mi aveva imposto di prendermi una laurea, e poi, se fossi rimasto ancora dell’idea, soddisfare quel mio desiderio – con un amico, col quale avevo realizzato, rubando la cantina dei miei genitori, un laboratorio fotografico discretamente attrezzato (stampavamo anche delle gigantografie), frequentavo il Circolo fotografico genovese, che era ospitato, all’ultimo piano del prestigioso Palazzo Rosso, dal Centre Culturel Française.

La “filosofia delle immagini” dei fotografi, tutti più grandi di noi, che avevamo conosciuto lì, era esclusivamente improntata alla produzione di immagini belle, riprese con apparecchi e obiettivi costosi e accuratamente stampate. Ricordo ancora che uno pagava una giovane coppia perché recitassero il ruolo di amanti, che lui fotografava in romantiche e fotogeniche località; un altro aveva prelevato, con un apparecchio Leica nascosto in una scatola da scarpe, delle fotografie di prostitute nei “fotogenici” caruggi della città vecchia, fingendo un inesistente impegno sociale, ma in realtà infrangendo uno dei “comandamenti fotografici”: le immagini da non prendere, elencate nel testo ciclostilato distribuito da Ando Gilardi a un SICOF di tanti anni fa e da lui ritenuto il migliore che avesse mai scritto sulla Fotografia.

Qualche anno fa, dopo una lunga frequentazione nella rete, ho conosciuto “dal vivo”, come si usa dire, implicitamente riconoscendo che le parole e le immagini sono pallidi surrogati della realtà, Roberto Besana, e siamo diventati amici. Lui apprezza le mie riflessioni sulle immagini, e io gli “invidio” un po’ la sua apparentemente estrema facilità di prelevarle belle e intelligenti, ma mi viene da scrivere intelligentemente belle.

Mi sono ricordato di quegli anni lontani, quando iniziavo a conoscere ingenuamente l’universo fotografico, guardando la sua fotografia che documenta l’abbandono di un rimorchio in un campo. Stando a quello che si vede, perché, in realtà, e credo che così pensasse anche lui quando l’ha prelevata, denuncia lo sconsiderato rapporto dell’uomo con l’ambiente, rapporto di cui sono responsabili, e non in piccola parte, le religioni monoteistiche, che hanno fatto credere all’uomo di essere il padrone del pianeta, libero di disporne a suo piacere, quando invece è solo un ospite, come le altre innumerevoli forme di vita, come la vegetazione che ha iniziato a cancellare le tracce della sua presenza.

Nello Rossi

 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

2 Comments

  1. Roberto Besana e Nello Rossi Post author Reply

    Grazie caro Claudio, gli scritti di Nello
    hanno un grande valore, lui ” allievo ” di Ando Gilardi

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