© Roberto Besana
«”Ogni cosa che puoi immaginare è già stata creata dalla natura, ha detto” Albert Einstein» – mi ha scritto Roberto Besana inviandomi questa sua bella quanto interessante fotografia prelevata nell’isola di Palmaria – «ma non diciamolo agli artisti, perché si offenderebbero, visto che credono che la loro sia “creazione” dal nulla».
Anni fa, mentre stava livellando con cura la parete del bagno su cui fissare le piastrelle, un giovane muratore egiziano mi aveva domandato se mi ero mai chiesto perché Dio aveva impiegato sei giorni per creare l’Universo. Prima che mi azzardassi a trovare una risposta, mi aveva detto: «Per insegnarci a non avere fretta». Una elegante interpretazione, non c’è che dire, ma io non credo che l’Universo sia stato creato, ma che, come il dio dei religiosi, sia sempre esistito e che si trasformi incessantemente, senza fretta.
Mi ha sempre affascinato l’ipotesi di Giordano Bruno, che prevedeva un «infinito universo», una prospettiva troppo nuova e troppo lungimirante, che sfilava da sotto il culo le poltrone di prima fila ai suoi terrorizzati carnefici. La lettura, sull’ Almanacco di scienze di “MicroMega” ( n. 3, 2008, pag. 27 sgg. ), dell’intervento di Steven Weinberg al convegno tenutosi, nel novembre 2006, a La Jolla, in California, sul tema dei rapporti tra religione e fede, mi ha fatto sapere che la scienza ha iniziato a prendere in considerazione l’ipotesi che era costata la vita al grande pensatore nolano: «In questo quadro, il nostro big bang, questo enorme firmamento di galassie in espansione in tutte le direzioni, sarebbe soltanto un episodio in un multiverso molto più vasto, nel quale dei big bang, o forse dovrei dire dei “bang” non così “big” stanno scoppiettando continuamente».
Con la progressiva affermazione di queste forme di pensiero diventa sempre meno indispensabile un concetto di cui prima era difficile fare a meno: «Sire, non ho bisogno di quell’ipotesi » era stata la risposta del marchese di Laplace a Napoleone che, dopo avere sentito il funzionamento del sistema solare secondo le leggi di Newton, gli aveva chiesto quale fosse, in quella teoria, il posto di Dio.
Anche la fotografia ha dato un notevole contributo a rendere obsolete le vecchie ipotesi religiose e a ridimensionare la “creatività” dell’artista, creatività che, per quanto riguarda le immagini totalmente automatiche, è del tutto fuori luogo: la fotografia è uno specchio che sa ricordare piuttosto fedelmente quanto è stato “creato” dalla natura.
Nello Rossi











