© Roberto Besana
Mi piace commentare questa bella, quanto curiosa e stimolante, fotografia di Roberto Besana, prelevata a Amsterdam, con uno scritto di qualche anno fa, cha aveva lo stesso titolo, contenuto in un mio saggio, a cura di Roberto Besana: Cartoline a Ponzone. Immagini ieratiche e immagini ottiche. Riflessioni di un allievo di Ando Gilardi sulla rivoluzione dell’immagine fotografica, Töpffer 2023.
«Giovanni Keplero, le cui leggi sul moto dei corpi celesti contribuirono a disturbare la visione tolemaica dell’universo, per arrotondare il magro stipendio percepito come matematico e astronomo imperiale a Praga, scriveva oroscopi. In anni in cui l’irrazionale sapeva convivere senza troppi problemi con il desiderio di conoscere razionalmente la realtà – sua madre aveva rischiato di essere arsa sul rogo perché ritenuta essere una strega, terribile fantasia che scomparve, come scriverà Voltaire, quando si smise di bruciarle – l’astrologia e l’astronomia andavano a braccetto.
Pico della Mirandola, uno dei maestri di Michelangelo Buonarroti, non credeva all’influenza degli astri sul destino della nostra vita, cui tanti, ancora oggi, per gioco o per davvero, amano credere. Era venuto, pertanto, a parole con un famoso astrologo che, per dimostrargli la fondatezza della sua “scienza”, aveva detto all’incredulo intellettuale di avere letto negli astri quando sarebbe morto. Lettura che si dimostrò corretta: Pico della Mirandola morì quando era stato previsto. L’analisi chimica dei suoi resti, però, eseguita recentemente per rispondere agli interrogativi sulla sua morte improvvisa e sospetta, ha rivelato che era stato avvelenato con l’arsenico.
Nell’irrisolto conflitto fra l’astrologia e l’astronomia è facile avvertire l’eco di un’antica mitologia dura a morire: l’idea che l’universo sia stato creato per noi, e che quindi tutto sia in qualche modo finalizzato a noi.
Nonostante la Fotografia analogica abbia, da centocinquanta anni, documentato la realtà con la rivoluzionaria tecnologia iconica oggi prepensionata da quella digitale, l’influenza della visione della realtà rappresentata dall’immagine manuale è ancora fortissima. L’immagine manuale non solo convive con quella totalmente automatica, ma a lei, paradossalmente, è riconosciuto da tanti un valore decisamente superiore: e non solo economico.
Dopo avere lodato il «preziosissimo ausilio» fornito dalla fotografia agli storici dell’arte, Adolfo Venturi, che ci ha lasciato una storia dell’arte italiana in venticinque volumi, così risponde alla domanda di Anton Giulio Bragaglia, fotografo ben noto a chi conosce la storia della fotografia italiana, se l’immagine ottica possa «completamente assurgere alla nobiltà e all’efficacia delle altre arti rappresentative»: «le aggiungo pure che gli artisti faranno bene a servirsene il meno possibile, poiché le visioni debbono attraversare la nostra anima per essere espressione di grande arte divenendo così questa la riproduzione di atteggiamenti ideali». ( citati da Ando Gilardi, Creatività e informazione fotografica, in AA.VV., Storia dell’arte italiana, Einaudi 1981, parte terza, volume secondo, p. 567 ).
Ma questa risposta, in apparenza poco lusinghiera per la Fotografia, può anche essere intesa come un involontario implicito riconoscimento della peculiarità rivoluzionaria dell’immagine ottica, che richiederà ancora parecchio tempo – non diversamente che per l’astronomia nei confronti dell’astrologia – prima di essere universalmente condivisa: avere sostituito una icona oggettiva della realtà all’idea soggettiva che si può averne».
La fotografia di Roberto Besana – che può apparire come l’accostamento di due diverse fotografie, ma è stata prelevata nello stesso luogo e nello stesso momento – è un chiaro esempio del vecchio e ancora irrisolto “conflitto” fra l’immagine manuale ( come potrebbe sembrare quella a sinistra ) e quella automatica ( quella a destra ).
Ma per Ferdinando Scianna, grande e sensibile fotografo che ha prelevato delle immagini anche esteticamente pregevoli, quel “conflitto” era inesistente. Quando gli è stato chiesto se per lui la fotografia fosse arte, la sua risposta era stata: «Per fortuna non lo è».
Nello Rossi











