© Roberto Besana
Da sempre interessato alle immagini senza storia, immagini consumate in pochi secondi e poi buttate via, Ando Gilardi raccoglieva e studiava le fotografie riprodotte sulle cartoline, un genere iconico che purtroppo, dopo la diffusione dell’immagine digitale, sta conoscendo una progressiva scomparsa. Il mio amico fotografo e iconologo sosteneva, e io sono pienamente d’accordo con lui, che le migliori fotografie di una località erano quelle prelevate dal fotografo professionista del posto, che ha dimestichezza con la migliore inquadratura e la migliore illuminazione. Anche Umberto Eco, dopo avere prelevato numerosissime fotografie delle località che visitava, immagini che lo avevano profondamente deluso, aveva smesso di fotografare e acquistava le cartoline che si vendevano sul posto.
Giuseppe Rossi, un sensibile fotografo conosciuto in Facebook e prematuramente scomparso, aveva dedicato due bellissime serie fotografiche a una sponda del lago Trasimeno, dove viveva: “Le luci del mattino” e “Le luci della sera”. Avevo scritto una breve nota su quei suoi lavori ( Ricerche d’autore, pubblicata in Facebook il 1 novembre 2014 ), facendogli avvertire involontariamente l’esigenza di schermirsi perché li avevo avvicinati alla ricerca cromatica e luminosa che Claude Monet aveva dedicato alla cattedrale di Rouen.
Ovviamente, anche la “regola” che le migliori fotografie sono quelle dei fotografi professionisti del posto conosce le sue eccezioni, come dimostrano le bellissime fotografie prelevate da Roberto Besana a Genova, la città dove sono nato tanti anni fa. Ne è un chiaro esempio quella qui riprodotta, prelevata, se non mi sbaglio, a Castelletto, da dove si gode una delle più belle visioni della città con i suoi grigi tetti di ardesia. Bellissima quella panchina vuota di esseri umani – assenza che ricorre con frequenza nelle immagini di Roberto Besana – anche se poi la presenza dell’uomo si impone nell’armoniosa affascinante “stratificazione” urbana.
Roberto Besana sa regalarci, così come sapeva farlo Giuseppe Rossi, la sua attenta e partecipe visione della realtà, che è poi la parte “manuale” dell’icona che, e ce ne accorgiamo una volta di più guardando le sue sempre coinvolgenti immagini, a torto definiamo totalmente automatica.
Nello Rossi







