© Roberto Besana

 

Sebbene Erwin Panofsky sostenesse che la prospettiva offerta dalle immagini manuali fosse una «forma simbolica» – per cui «un particolare contenuto spirituale viene connesso a un concreto segno visibile e intimamente identificato con questo » – non altrettanto si può dire, a mio avviso, per quelle ottiche: queste, infatti, si formano automaticamente, senza essere influenzate da qualsivoglia ideologia, all’interno di una camera oscura.

Tanti che scrivono di fotografia dimostrano di avere scarsa dimestichezza con le immagini ottiche, di non essere mai entrati in una camera oscura: scrivono infatti che i raggi di luce riflessi dal soggetto, quando attraversano l’obiettivo, vengono capovolti. Informazione esatta, ma dimenticano di aggiungere che sono anche invertiti: che è poi la stessa “deformazione” che avviene nel nostro occhio. È il nostro cervello a rimettere le cose a posto, quando riceve l’informazione dalla rétina, che possiamo paragonare alla pellicola analogica o al sensore di un apparecchio digitale.

Non so oggi, ma quando ero giovane era necessario, per poter ottenere la patente di guida di un veicolo, conoscere alcune informazioni sulle parti principali di una vettura e, in particolare, del motore.

Cristina de Middel, presidente di Magnum Photos dal 2022 al 2024, intervistata da Federico Silvio Bellanca su quale fosse, secondo lei, la responsabilità della fotografia, aveva risposto: «Se dovessi parlare di una responsabilità possibile, direi che oggi non riguarda tanto l’essere presenti in un luogo di conflitto o documentare la sofferenza. Certo, dovrebbero esserci più fotografi a Gaza, più reporter indipendenti, più media liberi. Ma la vera sfida è un’altra: sviluppare un pubblico capace di leggere le immagini, di comprenderne la costruzione, di confrontarle e metterle in dubbio. Senza questa alfabetizzazione visiva, lo spettatore diventa vulnerabile, manipolabile, esposto alla propaganda. Ecco, se oggi esiste una missione per la fotografia, credo sia questa: aiutare le persone a decifrare ciò che vedono, a non accettarlo in modo passivo».

Che è come dire che è indispensabile conoscere la storia delle immagini, manuali e ottiche, conoscere il modo della loro produzione e l’uso che ne è stato fatto e se ne fa: cioè, come per l’automobile, come “funzionano”.

Roberto Besana, che da tanti anni si serve degli apparecchi fotografici, conosce bene l’enorme potenzialità dell’immagine ottica nel saper documentare ciò che di bello e di triste si manifesta nella realtà che ci circonda, come – a proposito della decifrazione delle immagini – quello che a prima vista sembra lo splendido riflesso della luce lunare in una marina notturna, ma in realtà è una ripresa diurna in controluce, o lo stupido abbandono di rifiuti in un bosco e l’inammissibile bombardamento di una città.

 

Nello Rossi

 

 

Roberto Besana e Nello Rossi
Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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