“Appunti” ottici

                                                                            © Roberto Besana

 

Quando, tanti anni fa, sono stato due mesi in Indonesia, avevo portato con me una bella scorta di rullini, esclusivamente in bianco e nero: non volevo essere distratto dai colori, luminosi e squillanti, che sapevo si sarebbero presentati all’obiettivo del mio apparecchio fotografico in quelle lontane latitudini. Se la stragrande maggioranza delle immagini che l’amico Roberto Besana mi propone di “didascalizzare” sono in bianco e nero credo sia dovuto allo stesso motivo. Mentre passeggiavo mi è venuto di pensare che le sue fotografie siano degli “appunti ottici”, qualcosa di molto simile ai disegni a matita che tanti artisti, ma probabilmente tutti, realizzano per fermare un’idea un’ispirazione, immagini non di rado più interessanti delle opere che da quelli discendono.

Roberto Besana è un fotografo perfettamente consapevole delle enormi potenzialità e dei limiti dell’immagine ottica. Sa che dietro l’obiettivo del suo apparecchio fotografico c’è il suo occhio e che dietro l’occhio c’è la sua mente che invia l’ordine di prelevare l’immagine; il che significa che la scelta della porzione di realtà, come il modo di prelevare l’immagine automatica, è soggettiva. Ma sa anche che è l’apparecchio di cui si serve a realizzare l’immagine, come sa che non si deve lasciarsi ingannare da quanti vogliono assimilare l’immagine ottica a quella manuale: perché la Fotografia è un’altra cosa, sa che è l’immagine più fedele alla realtà – cioè alle cose, come indica la radice latina della parola -scoperta dall’uomo in quarantamila anni di storia iconica. E non è mai superfluo ricordarlo, soprattutto di questi tempi, in cui è estremamente facile manipolare l’immagine digitale e anche un occhio esperto può facilmente essere ingannato.

«Occupiamo spazi, cementifichiamo e abbandoniamo invece di riutilizzare lo spazio ricostruendo nello stesso luogo» sono le parole con cui Roberto Besana ha accompagnato questa sua interessante immagine, parole che condivido pienamente. Aggiungerei solo che questa fotografia ci ricorda una volta di più che siamo parte di un sistema complesso, che, anche quando crediamo ingenuamente di averlo costretto a sottoporsi al nostro interesse, sa riprendersi, lentamente ma continuativamente, lo spazio che credevamo di avergli sottratto definitivamente.

Nello Rossi 

 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022. Nello Rossi è nato a Genova nel 1947, è emigrato a Milano nel 1973, dove ha insegnato qualcosa e appreso molto nei Corsi 150 ore per lavoratori. Verso la metà degli anni Ottanta ha avuto la grande opportunità di conoscere Ando Gilardi e di collaborare a Fhototeca. Da nove anni condivide su varie bacheche in Facebook le proprie riflessioni sulle immagini (“Una foto al giorno leva l’ignoranza di torno”, “Cartoline a Ponzone”, “Cartoline a Ponzone in ritardo”).

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