© Roberto Besana
Non si sente quasi mai parlare, e si legge assai raramente, di analfabetismo iconico. Questa incredibile lacuna è da imputare al fatto che, mentre si ritiene che per imparare a leggere sia indispensabile studiare a lungo, comunemente, e erroneamente, si pensa che per “leggere” le immagini non sia necessario studiare, perché le immagini, come si legge e si sente anche troppo spesso ripetere, sarebbero capaci di parlare da sole. E questa è un’enorme castroneria, una colossale stupidità, di cui è in buona parte responsabile il sistema scolastico che, sebbene da anni si viva in quella che è stata definita la “civiltà delle immagini” non si occupa minimamente di insegnare a decodificarle, farne conoscere i limiti comunicativi e le potenzialità, e fornire gli strumenti necessari per difendersi dai pericolosi inganni di cui possono essere rese responsabili.
Queste osservazioni sono state suggerite dalla fotografia di Roberto Besana e dalle parole con cui l’ha accompagnata: «“Sembra un quadro”. Quante volte l’ho sentito dire di una fotografia come se fosse un complimento e non, invece, l’inconsapevole ammissione che non si sia ancora capito quale sia stata l’enorme rivoluzione che l’immagine ottica ha introdotto nella storia delle immagini».
Dal momento che oggi le immagini prodotte dall’intelligenza artificiale si stanno diffondendo sempre più rapidamente e sempre più “credibili”, sarebbe davvero indispensabile conoscere la storia delle immagini per non cadere nell’errore di credere che quelle prodotte con un computer sembrino fotografie.
Nello Rossi











