© Roberto Besana
E pensare che io ho vissuto a Milano per tanti anni convinto che fosse una città di pianura…
Ho ancora impresso nella memoria visiva lo sguaiato urlo di gioia di Beppe Sala – il sindaco che purtroppo ho votato per non avere al governo della città un leghista – alla notizia che Milano era stata scelta come sede delle Olimpiadi Invernali del 2026. Evidentemente non ancora soddisfatto per l’enorme sperpero di denaro pubblico per l’Esposizione (quasi) Universale su come «nutrire il Pianeta», ma soprattutto i portafogli di qualcuno, il Primo Cittadino milanese ha pensato bene di riprovarci con una nuova, enorme, colata di cemento.
Queste amare riflessioni si sono ripresentate nella mia mente osservando la bella quanto inquietante fotografia di Roberto Besana, che subito ho visto come un fotogramma di un vecchio film di fantascienza, come quelli che vedevo quando ero bambino nei cinema parrocchiali e mostravano crudeli creature venute dallo spazio profondo per colonizzarci o sterminarci: per impaurire gli spettatori evidentemente non bastavano le guerre che gli uomini avevano combattuto e combattevano ( queste invasioni, però, da qualcuno erano viste come metafore del comunismo ).
Quegli enormi contenitori di cemento mi sono parsi dei minacciosi veicoli spaziali atterrati in una verde campagna, mentre, in realtà, sono dei manufatti umani pronti per “sterminare” il campo e gli alberi inquadrati dal mio amico fotografo. Come il bosco di abeti secolari raso al suolo, a Cortina, per realizzare una costosissima pista per il bob che, finite le gare olimpiche, sarà abbandonata a un lento degrado, come già successo ad altre simili realizzazioni. Ma Luca Zaia, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, ha preferito una pista “italica” a quella offerta dalla vicina Austria.
E pensare che, mentre ingordi palazzinari continuano a consumare suolo con una velocità impressionante, nel nostro Paese ci sono migliaia e migliaia di appartamenti e edifici inutilizzati.
Nello Rossi











