
© Roberto Besana
«Fra le tante distruzioni di cui il passaggio della pestilenza fascista è responsabile, si dovrà annoverare anche quella, non riparabile in pochi anni, del senso della legalità. Per vent’anni il fascismo ha educato i cittadini proprio a disprezzare le leggi, a far di tutto per frodarle e per irriderle nell’ombra.
Il ventennio fascista non fu, come oggi qualche sciagurato immemore figura di credere, un ventennio di ordine e di grandezza nazionale: fu un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione morale. Non si combatteva più sulle piazze, dove gli squadristi avevano ormai bruciato ogni simbolo di libertà, ma si resisteva in segreto, nelle tipografie clandestine dalle quali fin dal 1925 cominciarono a uscire i primi foglietti alla macchia, nelle guardine della polizia, nell’aula del Tribunale speciale, nelle prigioni, tra i confinati, tra i reclusi, tra i fuorusciti. E ogni tanto in quella lotta sorda c’era un caduto, il cui nome risuonava in quella silenziosa oppressione come una voce fraterna che, nel dire addio, rincuorava i superstiti a continuare: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gobetti, Rosselli, Gramsci, Trentin.»
Piero Calamandrei, da “Costituzione e leggi di Antigone. Scritti e discorsi politici”
Si può pensare non come storia, ma come metamorfosi interiore.
Il punto di partenza è il cretino. Non lo sciocco ingenuo, ma l’uomo che smette di pensare criticamente, che semplifica tutto, che ride delle regole, che considera la complessità una perdita di tempo. Il cretino vive di scorciatoie mentali e morali. Non sopporta le sfumature. Vuole che il mondo sia facile. Ma quando la realtà diventa difficile, il cretino prova fastidio. La libertà, con i suoi conflitti e le sue ambiguità, diventa per lui un peso.
Ed è qui che avviene la trasformazione: dal cretino nasce il fascista.
Perché il fascista è un cretino che ha trovato una soluzione semplice alla complessità del mondo: obbedire, uniformarsi, ridurre tutto a comando e disciplina. Dove prima c’era superficialità, ora c’è fanatismo, ma la radice è la stessa: l’incapacità di sopportare la libertà.
Il fascista, in fondo, è il cretino che ha smesso di ridere delle regole e ha deciso di imporle a tutti con la forza, dimenticandosi che se è vero che tutte, ma proprio tutte, le opinioni sono valide, in realtà alcune sono reato e il limite lo stabilisce la Costituzione. O l’essere umani.
Paolo Foglio










