© Roberto Besana

 

C’è un primo inganno, sottile e potente, in questa immagine: l’assenza di scala. Non sappiamo se stiamo osservando qualcosa di infinitamente piccolo o di immensamente grande.

Eppure, nonostante questa mancanza di coordinate, il nostro sguardo non resta smarrito. Al contrario, riconosce. Vede galassie, cellule, ghiaccio, reti. Non perché l’immagine sia ambigua, ma perché la realtà lo è. La scala non è solo una misura: è un contesto. E quando il contesto scompare, ciò che resta è la struttura nuda, il linguaggio comune della materia.

In questa nudità emerge una verità meno intuitiva ma più profonda: non siamo osservatori esterni.  Ogni oggetto, ogni organismo, ogni pensiero è una configurazione locale dell’universo stesso. Anche noi.

Questo significa che, quando guardiamo un’immagine come questa, non stiamo semplicemente interpretando una forma. Stiamo riconoscendo un processo.

Le linee, le bolle, le ramificazioni non sono solo segni visivi, ma tracce di dinamiche: aggregazione, tensione, equilibrio instabile, trasformazione.

È questo il regno delle leggi emergenti, dove sistemi completamente diversi per natura e scala possono esibire comportamenti sorprendentemente simili. Non perché siano la stessa cosa, ma perché condividono vincoli e possibilità. Quando molti elementi interagiscono, emergono pattern inevitabili: strutture che si formano, si deformano, si rompono e si riorganizzano. È qui che il micro comincia a somigliare al macro e il biologico al cosmico. Non per analogia, ma per convergenza.

È come se l’universo avesse un vocabolario limitato e continuasse a scrivere storie diverse con le stesse parole.

L’occhio umano intercetta questa convergenza prima ancora di comprenderla. Cerca riferimenti, costruisce analogie, colma il vuoto lasciato dalla scala. E così facendo, rivela qualcosa di essenziale: la forma è un ponte tra livelli della realtà. Non è necessario sapere cosa si sta guardando per percepirne la familiarità. È una familiarità strutturale, non figurativa. È il riconoscimento di un alfabeto condiviso.

E allora succede qualcosa di vertiginoso: non è che l’immagine “ci rappresenta” nel senso figurativo. È che noi siamo costruiti con lo stesso alfabeto geometrico.

Le ramificazioni ricordano neuroni. Le bolle, vescicole. Le connessioni, reti. Ma anche su scala cosmica trovi filamenti, nodi, vuoti. Non è una coincidenza estetica, è una rima strutturale.

Ecco ora il secondo inganno: l’immagine smette di essere una fotografia e diventa uno specchio. Non perché rifletta ciò che siamo in senso diretto, ma perché mette in scena le stesse regole che ci tengono insieme. Le stesse logiche che organizzano queste forme attraversano anche noi: nei tessuti, nei sistemi neurali, nei flussi di informazione che ci costituiscono. In questa prospettiva, guardare significa partecipare. Non osserviamo l’universo da fuori: lo osserviamo da dentro, come una delle sue possibilità.

Dunque, questa immagine è uno specchio in un senso preciso: non riflette la tua forma, ma il tuo processo di esistenza. Tu sei fatto dello stesso tipo di organizzazione che stai guardando.
Se cambi scala abbastanza, potresti essere tu. Se cambi scala abbastanza, potresti essere una galassia. Non letteralmente, certo. Ma strutturalmente, sì.

Noi somigliamo a qualsiasi cosa che riesca a esistere abbastanza a lungo da lasciare una traccia di ordine nel caos.

In pratica, nei più recenti istanti della sua esistenza, l ’universo ha sviluppato una configurazione che gli permette di osservare se stesso.

Non è quindi un caso se, per alcuni, uccidere un essere umano è un delitto.

 

PS: si, proprio così, questa volta il titolo di Riflessi&Riflessioni è rubato al Perigeo. Chi se li ricorda?

 

Paolo Foglio

Roberto Besana e Paolo Foglio
Paolo Foglio è nato di prima mattina, in una giornata di fine novembre di svariati anni fa. La leggenda familiare narra che quello fu l’unico momento in cui, di sua spontanea volontà, si alzò presto; sulla veridicità di tale affermazione, tuttavia, persistono dubbi significativi. Per capriccio del destino, Paolo incarna molte delle caratteristiche attribuite dall’astrologia a uno Scorpione novembrino con ascendente Sagittario: passione profonda, un gusto innato per la novità, una spiccata capacità di relazione e un’aura di ostinato ottimismo. Fin dall’infanzia ha manifestato un vivo interesse per la tecnologia e per le “cose elettriche”, mostrando una particolare attrazione per tutto ciò che poteva essere smontato e rimontato, preferibilmente risparmiando qualche pezzo. Il suo percorso lo ha condotto a diventare ingegnere elettronico e, da anni, si occupa di innovazione tecnologica nel settore automobilistico. Nel 2021, in collaborazione con l’Università di Torino, ha vinto lo USA NAM Manufacturing Leadership Award per l’intelligenza artificiale. Attualmente si occupa di strategie di trasformazione digitale per un noto gruppo multinazionale italiano. È autore per i tipi di Töpffer edizioni di Macchinità, un’opera che esplora il rapporto tra esseri umani, tecnologia e immaginari contemporanei, mettendo in discussione le narrazioni semplificate sull’automazione e sull’intelligenza artificiale. Ogni tanto fotografa, come forma di osservazione lenta e di indagine sul reale, convinto che anche le immagini, come le macchine, dicano molto più di quanto mostrino. La sua visione del mondo si fonda sulla convinzione che la separazione tra arte e scienza sia artificiosa e, talvolta, funzionale a chi trae profitto dall’ignoranza. Paolo sostiene che l’uso congiunto di strumenti e prospettive intellettuali differenti rappresenti l’unico modo sensato per comprendere ciò che ci circonda. Con o senza l’aiuto delle macchine. Roberto Besana, nasce a Monza, risiede alla Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della DeAgostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente "all'aria aperta", dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all'attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana "Fotografia e Parola" di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sui periodici -.eco ed anche NOCSensei- I suoi ultimi libri pubblicati - L'albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L'Acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022 - 100 anni del Palio del Golfo, 2025

2 COMMENTS

  1. Bello il Perigeo, ho ancora quasi tutti i loro LP di proto-jazz italiano, a cominciare da “Abbiamo tutti un blues da piangere”. Complimenti un bellissimo articolo/immagine

    • Grazie caro Alessandro, siamo sulla stessa linea di pensiero per quanto riguarda i Perigeo, che hanno segnato la nostra giovinezza, se mi permetti anche con Aktuala, Area, Banco del Mutuo Soccorso, Alan Sorrenti( ma quello di Aria o Come un incensiere all’alba in n villaggio deserto )

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here