© Roberto Besana

A prima vista offre pochissimi appigli: un cielo chiaro, quasi uniforme, alcune nuvole leggere e, al centro, un gabbiano lontano. L’occhio potrebbe persino sfuggirgli al primo sguardo. Eppure è proprio questa economia di elementi a renderla magnetica. L’immagine non cerca di impressionare. Invita piuttosto a rallentare, a sostare dentro questo spazio quasi vuoto, lasciando che sia il silenzio a fare una parte del racconto. È difficile osservare questa fotografia senza pensare a certe forme d’arte che hanno fatto della sottrazione la loro cifra espressiva. A quei linguaggi che non cercano la forza nell’abbondanza, ma nella capacità di lasciare spazio attorno alle cose. In questo senso il pensiero corre naturalmente a Chet Baker.

 

Come il gabbiano in questa immagine, Baker sembrava muoversi dentro vasti spazi di silenzio. Le sue note non riempivano il vuoto, lo rendevano visibile. Sovente apparivano isolate, leggere, quasi fragili, e proprio per questo acquistavano un peso emotivo straordinario. Ascoltandolo si ha talvolta la sensazione che il suono emerga da una grande distanza, percorra lentamente il cielo dell’ascolto e poi svanisca senza clamore.

La composizione della fotografia richiama questa stessa dinamica. Il vero protagonista non è soltanto il gabbiano, ma il vuoto che lo accoglie. Allo stesso modo, nella musica di Baker, il significato non risiede esclusivamente nelle note, ma anche nello spazio che le separa. Quel silenzio non è assenza: è respiro, attesa, possibilità.

Il bianco e nero accentua ulteriormente questa impressione. Elimina il superfluo, riduce il mondo a poche tonalità essenziali, come se tutto fosse stato filtrato per conservare soltanto ciò che conta davvero. È una scelta che ricorda la purezza di certi assoli di Baker, costruiti non sull’esibizione della tecnica, ma sulla ricerca di un equilibrio delicatissimo tra presenza e sparizione.

Alla fine, si ha l’impressione che il vero soggetto della fotografia non sia il gabbiano, ma la distanza che lo circonda. La stessa distanza da cui sembrano arrivare certe melodie. Non un suono che pretende attenzione, ma una voce che accompagna il silenzio. Il gabbiano continua il suo volo alto nel cielo, e da qualche parte, tra quelle distanze e quei vuoti, risuona la lezione più profonda di Chet Baker: che talvolta basta una sola nota, come basta una sola figura in un cielo immenso, per dare significato a tutto il resto.

 

Paolo Foglio

Roberto Besana e Paolo Foglio
Paolo Foglio è nato di prima mattina, in una giornata di fine novembre di svariati anni fa. La leggenda familiare narra che quello fu l’unico momento in cui, di sua spontanea volontà, si alzò presto; sulla veridicità di tale affermazione, tuttavia, persistono dubbi significativi. Per capriccio del destino, Paolo incarna molte delle caratteristiche attribuite dall’astrologia a uno Scorpione novembrino con ascendente Sagittario: passione profonda, un gusto innato per la novità, una spiccata capacità di relazione e un’aura di ostinato ottimismo. Fin dall’infanzia ha manifestato un vivo interesse per la tecnologia e per le “cose elettriche”, mostrando una particolare attrazione per tutto ciò che poteva essere smontato e rimontato, preferibilmente risparmiando qualche pezzo. Il suo percorso lo ha condotto a diventare ingegnere elettronico e, da anni, si occupa di innovazione tecnologica nel settore automobilistico. Nel 2021, in collaborazione con l’Università di Torino, ha vinto lo USA NAM Manufacturing Leadership Award per l’intelligenza artificiale. Attualmente si occupa di strategie di trasformazione digitale per un noto gruppo multinazionale italiano. È autore per i tipi di Töpffer edizioni di Macchinità, un’opera che esplora il rapporto tra esseri umani, tecnologia e immaginari contemporanei, mettendo in discussione le narrazioni semplificate sull’automazione e sull’intelligenza artificiale. Ogni tanto fotografa, come forma di osservazione lenta e di indagine sul reale, convinto che anche le immagini, come le macchine, dicano molto più di quanto mostrino. La sua visione del mondo si fonda sulla convinzione che la separazione tra arte e scienza sia artificiosa e, talvolta, funzionale a chi trae profitto dall’ignoranza. Paolo sostiene che l’uso congiunto di strumenti e prospettive intellettuali differenti rappresenti l’unico modo sensato per comprendere ciò che ci circonda. Con o senza l’aiuto delle macchine. Roberto Besana, nasce a Monza, risiede alla Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della DeAgostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente "all'aria aperta", dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all'attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana "Fotografia e Parola" di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sui periodici -.eco ed anche NOCSensei- I suoi ultimi libri pubblicati - L'albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L'Acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022 - 100 anni del Palio del Golfo, 2025

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