© Roberto Besana
Platone è in primo piano. Non guarda il campo. Guarda chi legge.
Platone
con tono pacato, quasi paterno
State confondendo il pensiero con la sua ombra.
Lo facevate già con la scrittura, ora lo fate con l’IA.
Un artificio che non ricorda, non comprende, non risponde di ciò che dice.
Eppure vi fidate.
Per pigrizia.
Il Pittore osserva la rete. La tocca con due dita, infastidito.
Pittore
La chiamano progresso.
È solo un modo per saltare la fatica.
Come la fotografia: un mondo che preferisce il bottone alla mano.
Quando tutto è facile, niente è necessario.
E l’arte diventa arredamento.
Il Fotografo è leggermente discosto. Guarda il campo, non gli altri.
Fotografo
Almeno la pellicola pretendeva rispetto.
Sbagliavi, pagavi.
Aspettavi, imparavi.
Il digitale invece promette infinito e restituisce indifferenza.
Scattare senza rischio è collezionare cadaveri visivi.
Il Critico entra parlando, senza essere stato invitato. Guarda a turno Platone, Pittore e Fotografo.
Critico
Il punto non è la tecnica, naturalmente.
È il contesto epistemologico della produzione simbolica.
Qui siamo davanti a una crisi dell’autorialità che va letta…
Il Bambino lo interrompe. È seduto per terra, giocherella con un filo della rete.
Bambino
alzando lo sguardo
Tu fai qualcosa?
Il Critico sorride con condiscendenza.
Critico
Io spiego.
Bambino
A chi?
Critico
A chi non capisce.
Bambino
Ah.
Quindi a tutti tranne che a te.
Il Critico finge di non sentire.
Platone
ora guarda il Bambino
Senza guida, scambierai il rumore per sapere.
Bambino
Senza gioco, scambierete il sapere per proprietà privata.
Il Pittore si gira di scatto verso il Bambino.
Pittore
Tu non rispetti il mestiere.
Bambino
No.
Non rispetto chi lo usa come recinto.
Il Fotografo finalmente guarda il Bambino.
Fotografo
E quando tutto sarà automatico?
Che fine farà l’aura?
Bambino
lieve sorriso
L’aura non muore.
Semplicemente smette di obbedirvi.
Il Critico interviene, infastidito.
Critico
Questa è retorica.
Romanticismo tecnologico.
Senza una griglia critica siete ciechi.
Bambino
si alza
Vero.
Ma voi avete la griglia e non vedete più il campo.
Il Bambino passa sotto la rete. Non la guarda nemmeno.
Platone
quasi a se stesso
Così perdi l’anima.
Bambino
già in campo, senza voltarsi
No.
La alleno.
Pittore
Così l’arte si degrada.
Bambino
No.
Si sporca.
E finalmente respira.
Fotografo
Così tutto vale tutto.
Bambino
No.
Così torna a contare il coraggio.
Il Bambino corre. Cade. Ride. Riparte.
Platone, Pittore, Fotografo e Critico restano immobili dietro la rete.
Voce fuori campo
Non avevano paura del nuovo.
Avevano paura di diventare normali.
Avevano costruito un’aura
per non dover più imparare.
Il Bambino gioca.
Chi sa imparare non ha bisogno di essere autorizzato
Loro presidiano il confine.
Vecchi.
Astiosi.
Diciamo, un pò rincoglioniti
Da qualche parte, fuori campo, una radiolina gracchia. Il segnale va e viene. “Heroes” di David Bowie. La voce arriva a pezzi, ma basta.
Epilogo
Ora il campo è vuoto. La rete non serve più.
Roberto resta un momento fermo.
Sa che potrebbe non scattare.
Ed è proprio questo il rischio.
Scatta. Un solo fotogramma, senza alibi.
Nell’immagine non c’è nessuno.
C’è solo la traccia di chi ha osato passare.
Roberto abbassa la macchina.
Sa benissimo che il coraggio, a volte, è restare senza protezioni.
Paolo Foglio










