© Roberto Besana

In ogni fotografia che racconta una storia, di solito è più importante cosa resta fuori campo piuttosto ciò che il fotografo ha portato alla nostra attenzione. Un pò come se la sua intenzione non fosse mostrarci qualcosa e basta, bensì aprire una porta nella nostra percezione e attraverso di essa mostrarci…

…una baia senza vento. Il mare è immobile, una lastra opaca che non riflette né cielo né speranze. La luce è sospesa, senza tempo, come se il giorno avesse smesso di scegliere da che parte stare.

Al centro della scena, la terra è spaccata. Crepe profonde si allargano lente, silenziose. Tra di esse, piccole piantine resistono, ostinate, come un respiro che non accetta di finire. Poco distante, una bottiglia giace sulla sabbia: intatta, estranea, impossibile da ignorare.

Lui è lì, in piedi, ma fuori posto. Guarda le fratture sotto i suoi piedi più che l’orizzonte. Lei è ovunque: nella terra che cede, nell’acqua che trattiene, nella vita che insiste.

Non c’è suono, se non le loro parole. E il silenzio tra di esse pesa più di tutto il resto.

 

Lui: (si china a raccogliere un sasso levigato, lo gira tra le dita): Ti ricordi quando camminavo con te senza chiedermi se ti facevo male?

Lei: Me lo ricordo. Mi chiamavi casa, ma ti comportavi già come se fossi di passaggio.

Lui: Pensavo fossi infinita. Mi serviva crederlo per non fermarmi.

Lei:E io te l’ho lasciato credere, perché amarti era anche sopportarti. E nel farlo hai iniziato a prendere più di quanto restituissi Certo, all’inizio erano graffi, poi sono diventati crepe. Ma non era senza fine.

Lui (Lascia cadere il sasso. Il tonfo è breve, quasi timido): Non me ne sono accorto subito. Adesso guardo queste crepe… e capisco che non sono solo tue. Non hanno fatto rumore quando nascevano. Si sono aperte piano, come certe distanze tra due amanti. Ora sono il segno di qualcosa che ho rotto e non so più ricomporre.

Lei: E successo quando hai cominciato a prendere più di quanto davi. Senza aspettare. Senza aspettarmi.

Lui: Guarda… tra le fratture crescono ancora delle piantine… e questo mi spezza… perché resisti anche quando non potresti.

Lei: Sì. Io continuo a provare, anche quando non mi conviene. Ma non lo faccio per te. È perché non so fare altro che tentare di vivere, anche nelle condizioni peggiori. Quelle piantine non sono una promessa per te, sono un istinto per me. È la mia natura resistere, non la tua accorgertene.

Lui: Lo so. Ed è questo che rende tutto più triste. Non sei tu che mi stai lasciando… sono io che non riesco più a restare con te.

Lei: Non lo nego, hai costruito un modo di esistere che non ha più spazio per me così come sono. E quella bottiglia… resta lì, intatta, come una firma che non posso cancellare. In fondo è il tuo segno più sincero, la traccia più onesta che hai lasciato: non si rompe e non scompare. Qualcosa che resta quando tutto il resto cede.

Lui (abbassa lo sguardo, come chi ha già intuito la risposta): Non riesco a toglierla da lì. Ho passato anni a convincermi che avrei potuto sistemare tutto dopo. Che ci sarebbe stato tempo per rimediare.

Lei: Il tempo c’era. Ma non era infinito, come pensavi di me. Non è più una questione di tardi o presto. È che quello che eravamo non può più tornare. Perchè quella bottiglia non è solo un oggetto. È un’abitudine, un sistema, una storia che hai costruito senza pensare alla fine.

Lui: Posso ancora rimediare? Sai benissimo che ho paura…

nel mare, una corrente leggera cambia verso, quasi impercettibile

Lei: Puoi smettere di peggiorare. Che è diverso e molto più difficile. Ma non basta per salvarmi. Anzi, non devi salvarmi. Io cambierò comunque, con o senza di te. La domanda è se vuoi restare con me mentre cambio. Perchè continui a perdermi, un pò per volta e ogni volta che scegli la comodità invece dell’equilibrio. È finita quella forma di amore in cui tu prendevi e io assorbivo.

Lui (fa un passo avanti, allarga le braccia, ruota su se, guardando in lontananza, ma si ferma prima di toccare l’acqua):Fa male dirlo così. Eppure sei ancora qui, sotto di me, intorno a me.

Lei: Fa male perché è vero. Come quelle piantine che non sono lì per la tua salvezza, ma per la mia ostinazione. Io continuo, ma non ti appartengo più. Non ti sono mai appartenuta.

Lui: Allora ti sto perdendo anche restando. E non so come lasciarti andare.

una pausa lunga, come una marea trattenuta

Lei: Non devi lasciarmi andare. Devi smettere di trattenermi come se fossi tua. Non sono tua. E’ questo che non avevi previsto. Se vuoi, puoi restare. Ma come ospite, non come padrone. Ti ho sopportato troppo, pur di non smettere di essere me stessa. Si, puoi restare: le crepe racconteranno quello che è stato. Non spariranno per consolarti, ma possono smettere di allargarsi.

Lui: E quelle piantine…

Lei: Cresceranno comunque. Non per salvarti, ma per continuare senza di te. Perchè se non cambi non resterai. E non serve che tu sia perfetto. Serve che tu sia responsabile. È il momento in cui capisci che l’amore non basta, se non è anche cura. Ricordati che non sei sopra di me. Sei dentro di me.

Lui: E la bottiglia?

Lei: Quella è la tua memoria.  Ora sta a te decidere se lasciarla lì o raccoglierla. Avresti dovuto amarmi come se potessi perdermi. Perché era vero. Adesso puoi scegliere chi vuoi essere, mentre tutto cambia. Resta. Ma ascolta questo silenzio: non è più il nostro. È ciò che rimane dopo di noi.

Il vento resta assente. Tutto è fermo, ma non immobile

Lei: E piantala di chiamarmi risorsa. Torna a chiamarmi casa.

 

Paolo Foglio

 

PS:ci sono cascato di nuovo. Questa volta il riferimento è a “Baia Senza Vento” (Fossati, Mannoia). Un riferimento di gran lusso che ci ricorda che:

Un amore andrebbe sorvegliato sempre
da una porta di casa
e richiamato cento volte in un minuto
e protetto con le mani dagli inganni
protetto con gli occhi dagli anni.

 

Roberto Besana e Paolo Foglio
Paolo Foglio è nato di prima mattina, in una giornata di fine novembre di svariati anni fa. La leggenda familiare narra che quello fu l’unico momento in cui, di sua spontanea volontà, si alzò presto; sulla veridicità di tale affermazione, tuttavia, persistono dubbi significativi. Per capriccio del destino, Paolo incarna molte delle caratteristiche attribuite dall’astrologia a uno Scorpione novembrino con ascendente Sagittario: passione profonda, un gusto innato per la novità, una spiccata capacità di relazione e un’aura di ostinato ottimismo. Fin dall’infanzia ha manifestato un vivo interesse per la tecnologia e per le “cose elettriche”, mostrando una particolare attrazione per tutto ciò che poteva essere smontato e rimontato, preferibilmente risparmiando qualche pezzo. Il suo percorso lo ha condotto a diventare ingegnere elettronico e, da anni, si occupa di innovazione tecnologica nel settore automobilistico. Nel 2021, in collaborazione con l’Università di Torino, ha vinto lo USA NAM Manufacturing Leadership Award per l’intelligenza artificiale. Attualmente si occupa di strategie di trasformazione digitale per un noto gruppo multinazionale italiano. È autore per i tipi di Töpffer edizioni di Macchinità, un’opera che esplora il rapporto tra esseri umani, tecnologia e immaginari contemporanei, mettendo in discussione le narrazioni semplificate sull’automazione e sull’intelligenza artificiale. Ogni tanto fotografa, come forma di osservazione lenta e di indagine sul reale, convinto che anche le immagini, come le macchine, dicano molto più di quanto mostrino. La sua visione del mondo si fonda sulla convinzione che la separazione tra arte e scienza sia artificiosa e, talvolta, funzionale a chi trae profitto dall’ignoranza. Paolo sostiene che l’uso congiunto di strumenti e prospettive intellettuali differenti rappresenti l’unico modo sensato per comprendere ciò che ci circonda. Con o senza l’aiuto delle macchine. Roberto Besana, nasce a Monza, risiede alla Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della DeAgostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente "all'aria aperta", dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all'attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana "Fotografia e Parola" di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sui periodici -.eco ed anche NOCSensei- I suoi ultimi libri pubblicati - L'albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L'Acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022 - 100 anni del Palio del Golfo, 2025

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