© Roberto Besana

Due traiettorie si sfiorano. La zampa animale, compatta, nervosa, incisa come una firma istintiva. Il piede umano, più largo, più consapevole, quasi teatrale. Entrambi hanno camminato lì. Forse a pochi minuti di distanza. Forse a pochi secondi. Ma non insieme. È una scena silenziosa che parla di coesistenza senza dialogo. La sabbia è spietata e gentile allo stesso tempo. Registra tutto, ma non giudica. Le impronte nella sabbia non gridano. Non accusano. Semplicemente, oggi impronte, domani superficie liscia. È un archivio che non conserva, una memoria che dimentica per principio. Semplicemente ci ricorda che passare non significa governare e che lasciare un segno non equivale ad avere ragione.

Fa pensare a quanto siamo convinti di essere il centro del quadro, quando in realtà siamo solo una delle tracce. L’animale non sa di abitare un ecosistema. Noi sì. Eppure spesso agiamo come se questa consapevolezza fosse un optional, non una responsabilità. Il contrasto visivo tra l’impronta animale e quella umana diventa immediatamente una metafora della nostra condizione: da un lato la zampa nitida, organica e perfettamente integrata nel terreno, che mostra artigli e polpastrelli con un’onestà brutale; dall’altro la sagoma piatta e anonima di una suola, un’ammaccatura artificiale che testimonia la nostra tendenza a camminare sul mondo senza toccarlo davvero, isolati dalla nostra stessa tecnologia e da una cronica mancanza di consapevolezza. In questo solco risiede una prima forma di stupidità, quella di chi calpesta senza guardare, convinto di dominare un paesaggio di cui non ha mai compreso l’architettura, lasciando un segno che, nonostante le nostre pretese di superiorità, è destinato a essere cancellato dalla prossima marea esattamente come quello dell’animale. Questa superbia del passo si scontra con la fragilità del supporto, rivelando come l’essere umano abiti lo spazio più come un invasore distratto che come un ospite consapevole, orgogliosamente ignorante dell’equilibrio precario su cui poggia ogni sua azione.

E’ una lezione spietata: noi siamo impronte, non il terreno. Possiamo negare dati, costruire narrazioni consolatorie, coltivare un eroismo da tastiera oppure metterci una cravatta rossa ogni volta che vogliamo leccare il nostro io.   Ma la biosfera non negozia. Se una specie collassa, il sistema si riassesta. Se un ecosistema si impoverisce, altri equilibri emergono. E se noi scomparissimo, la Terra non entrerebbe in lutto. Continuerebbe. Essere presenti non significa essere necessari. Anche se indossi sempre cravatte rosse.

C’è un’ironia cosmica in questo: l’unico soggetto capace di comprendere la fragilità del paesaggio è anche quello capace di comprometterlo per orgoglio cognitivo.

Tuttavia, entrambe le tracce sono effimere. Vento  e marea sono i veri protagonisti fuori campo. La morale è dura, quasi brutale, ma limpida: la realtà non ha bisogno del nostro consenso per funzionare. E quando noi non ci saremo più, la sabbia tornerà liscia. Di fatto, e’ una lezione di scala: tra l’orgoglio dell’impronta e l’indifferenza del tempo c’è una distanza enorme.

Noi camminiamo convinti di scrivere capitoli. La sabbia li tratta come bozze. Il mondo li cancella. Probabilmente, per la stessa ragione per cui nessuno ha mai visto le api spiegare alle mosche la differenza che passa tra il miele e la merda.

 

Polo Foglio

Roberto Besana e Paolo Foglio
Paolo Foglio è nato di prima mattina, in una giornata di fine novembre di svariati anni fa. La leggenda familiare narra che quello fu l’unico momento in cui, di sua spontanea volontà, si alzò presto; sulla veridicità di tale affermazione, tuttavia, persistono dubbi significativi. Per capriccio del destino, Paolo incarna molte delle caratteristiche attribuite dall’astrologia a uno Scorpione novembrino con ascendente Sagittario: passione profonda, un gusto innato per la novità, una spiccata capacità di relazione e un’aura di ostinato ottimismo. Fin dall’infanzia ha manifestato un vivo interesse per la tecnologia e per le “cose elettriche”, mostrando una particolare attrazione per tutto ciò che poteva essere smontato e rimontato, preferibilmente risparmiando qualche pezzo. Il suo percorso lo ha condotto a diventare ingegnere elettronico e, da anni, si occupa di innovazione tecnologica nel settore automobilistico. Nel 2021, in collaborazione con l’Università di Torino, ha vinto lo USA NAM Manufacturing Leadership Award per l’intelligenza artificiale. Attualmente si occupa di strategie di trasformazione digitale per un noto gruppo multinazionale italiano. È autore per i tipi di Töpffer edizioni di Macchinità, un’opera che esplora il rapporto tra esseri umani, tecnologia e immaginari contemporanei, mettendo in discussione le narrazioni semplificate sull’automazione e sull’intelligenza artificiale. Ogni tanto fotografa, come forma di osservazione lenta e di indagine sul reale, convinto che anche le immagini, come le macchine, dicano molto più di quanto mostrino. La sua visione del mondo si fonda sulla convinzione che la separazione tra arte e scienza sia artificiosa e, talvolta, funzionale a chi trae profitto dall’ignoranza. Paolo sostiene che l’uso congiunto di strumenti e prospettive intellettuali differenti rappresenti l’unico modo sensato per comprendere ciò che ci circonda. Con o senza l’aiuto delle macchine. Roberto Besana, nasce a Monza, risiede alla Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della DeAgostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente "all'aria aperta", dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all'attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana "Fotografia e Parola" di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sui periodici -.eco ed anche NOCSensei- I suoi ultimi libri pubblicati - L'albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L'Acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022 - 100 anni del Palio del Golfo, 2025

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