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Mondo a colori #nofilter. Oppure kelvin o valencia?

 

Macchinetta tascabile, rullo da 36 pose, massima attenzione e minimo spreco. Fino a qualche anno fa, erano queste le regole base da seguire per rendere una vacanza o una gita fuori porta memorabile. Il blu delle onde, perfetto nel nostro mirino. Il contrasto mozzafiato tra il verde del prato e l’azzurro del cielo. L’abbronzatura scura che faceva a pugni con il nostro sorriso ed un gelato alla fragola, che non si scioglierà mai. Dettagli che, impazienti di immortalare, quanto da vedere sviluppati, finalmente, dopo lunghi giorni di attesa, riuscivamo a scorgere su carta fotografica, con i colori del mondo “belli come mamma li ha fatti”!

Nell’ era digitale, raccontare una giornata al mare, un ricordo, più in generale, è completamente diverso. L’attrezzatura comprende uno smartphone, soggetti da inquadrare ed il fedele compagno di tutti: Instagram. Si tratta dell’App più famosa al momento, fondata nell’ottobre 2010 da Kevin Systrom e Mike Krieger, che ha ormai influenzato tutto il globo. Come fosse un album fotografico, Instagram ci aiuta a collezionare fotografie che raccontano chi siamo, chi vorremmo essere oppure la montagna scalata.

Una delle poche App a permetterci di pubblicare informazioni prettamente fotografiche con il particolare formato quadrato dei post che ricorda proprio quello di una Polaroid – tornata oggi, nuovamente, a fare capolinea per richiedere al digitale attimi di concretezza.

Dov’è la novità? Instagram ci permette di modificare i nostri scatti con circa 20 filtri diversi, con nomi pressochè interessanti.

Ci si ritrova a scorrere sulla home del nostro schermo tra migliaia di quadratini raffiguranti i soggetti più vari. Sorrisi, gambe, palazzi, finestrini d’aereo, ancora gambe, libri, alberi, piscine, hotel, intere famiglie, colazioni, pranzi e cene.

Ebbene si. Da più di qualche anno è diventato doveroso, quasi per tutti, pubblicare almeno una foto al giorno sul famoso social, infatti sono state create apposite App per dosare e consigliare la pubblicazione dei vari post in orari e giorni precisi.

Una visita virtuale sul profilo Instagram di un nostro amico ci darebbe sicuramente più informazioni di una chiamata o un caffè preso insieme a lui. Infatti, non si perde occasione per immortalare un momento o non si perde un momento da immortalare.

Perché tanto fascino per quest’ App? Probabilmente il tutto è dettato dal fatto che Instagram ci permette di modificare la realtà attraverso i suoi filtri. L’applicazione, infatti, ci da la possibilità di scattare una foto, modificarla (post produrla?), ed infine condividerla inserendo una breve descrizione che può contenere, a discrezione del gusto personale, tag per le persone presenti, il luogo nel quale è stata scattata la foto e per ultimi, ma non per importanza gli hashtag. Fino ad un massimo di trenta cancelletti, queste paroline svolgono una funzione di etichettatura, aiutando la fotografia ed il post in generale, a canalizzarsi in settori di interesse comune, così da diventare più popolare ed ottenere maggiori visualizzazioni e like.

Dopo aver selezionato la foto tra le migliaia scattate, la famigerata app ci porterà, in una scelta quasi forzata, a scegliere un filtro da applicare sulla foto, suggerendocene un elenco di circa venti diversi. Questi modificano la foto donandole una dominante di colore diversa, bruciature ai lati, contrasto elevato oppure desaturandola completamente. Tutte azioni che sono ormai entrate nel nostro uso comune, quasi snobbando il vero riflesso del sole su di un mattone bianco, su di un volto oppure su di una gondola nera ormeggiata in un canale di Venezia. 

Viviamo in un mondo fatto da miliardi di fotografie che rappresentano una realtà dominata da filtri. Mi chiedo, quindi, come mai passiamo minuti chini ed illuminati dallo schermo del nostro smartphone, invece che guardare la realtà, sceglierla e pubblicarla così com’è.

Paradossale è la necessità da parte degli utenti di precisare che la fotografia da loro scattata e pubblicata non sia soggetta all’utilizzo di alcun filtro. Nella descrizione della foto, infatti, se l’autore vuole mostrare la sua sensibilità verso il naturale, oppure schierarsi contro le dominanti viola o ancora sottolineare la genuinità dei suoi colori è costretto ad inserire un hashtag che indichi che quella fotografia non sia stata elaborata: #nofilter.

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